Domenica, 31 Luglio 2016 20:59

RAVE A BENEVENTO? "Un gesto anarco-poetico"

Venerdì notte, a Benevento, una quarantina di persone mettono un po' di musica in mezzo al nulla. Il nulla ha un nome, o forse ce l'aveva: Parco del Cellarulo

E' un nulla riempito di soldi pubblici, un non-luogo rubato all'uomo e alla natura da una progettualità che rima con demenzialità, da un’amministrazione di Benevento che rima con allagamento. E infatti le acque hanno invaso il parco a più riprese, e già pochi mesi dopo l'inaugurazione (pare sia una cosa che capita quando si costruisce al livello del fiume o al di sotto senza le dovute accortezze).

Venerdì notte, dicevamo, mentre migliaia di persone contribuiscono come possono alla movida, con amicizia, risate, schiamazzi o vomito, quaranta giovani mettono un po' di musica nel non-luogo del Cellarulo. Nonostante la distanza dalle abitazioni sia almeno di dieci volti maggiore rispetto a qualsiasi locale della città, la musica ad alto volume «richiama l'attenzione di alcuni residenti non lontani, che allertano le forze dell'ordine. Sul posto accorrono gli agenti della Digos e delle Volanti che identificano alcuni dei partecipanti. Alla fine, intorno alle 3, tutti vanno via senza creare alcun problema».

Tra virgolette la versione ufficiale fornita dalle forze dell'ordine. Sintetica, tutto sommato incontestabile, benché l'identificazione dell'evento sulla stampa come "rave party" sembri tesa più ad allarmare il lettore medio che a descrivere realmente la situazione. L'iniziativa organizzata dal locale gruppo anarchico e condivisa da esponenti del mondo associazionista e ambientalista sannita ha promosso, tra le altre cose, la riappropriazione di uno spazio rubato e abbandonato dalle istituzioni. Un gesto fisico e politico (agevolato dall'assenza di barriere idonee a impedire l'accesso al parco), “una serata anarco-poetica” secondo l’ambientalista Alessio Masone. Gli spazi utilizzati per l'evento sono stati puliti e lasciati in uno stato migliore del precedente: «Niente bottiglie, niente vetri rotti - nota Andrea Maio, operatore culturale - niente immondizia varia o vomito per strada. Un quadro totalmente diverso dal centro storico alle 5:00 del mattino!». Un'attenzione che spinge alla riflessione: senza voler sindacare sul lavoro delle forze dell'ordine, che hanno risposto a una segnalazione, colpisce senz'altro l'apparente disparità tra il dispiego di forze per pochi giovani che se la suonano e se la cantano e la deregulation della movida nel cuore della città. Un'apparente disparità che fa tornare in mente un altro caso recente quando, nel pieno dell'illegalità delle affissioni elettorali abusive, una delle poche, probabilmente uniche, persone fermate è stato un minorenne intento ad attaccare un volantino che invitava i cittadini a non votare nessuno dei candidati (tra cui quelli che imbrattavano la città con un’imbarazzate quantità di manifesti elettorali).

Wikipedia spiega che il termine “rave party” è effettivamente usato per «indicare tutte le feste in cui non vengono richieste autorizzazioni e assolti alcuni obblighi di legge». Il problema è che gli sprechi milionari per realizzare parchi alluvionabili e opere auto-deturpanti, invece, avvengono in genere a norma di legge. Il conflitto, in fondo, è tra una politica che ha la forza per innestare nelle maglie della legalità diaboliche operazioni turbocapitalistiche e una a-legalità informale tesa invece a recuperare e tutelare luoghi, spazi comuni o una genuinità clandestina. Allo stato delle cose, converrà forse incentivare pratiche, anche a-legali, in grado di riconvertire spazi rubati in “beni comuni”. Anche perché, come ha dimostrato la cronaca recente, i non-luoghi determinati dalle istituzioni si trasformano facilmente in scene del delitto (di delitti veri, che non hanno niente a che vedere con un po’ di musica e quattro salti in padella).

Alessandro Paolo Lombardo

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