Giovedì, 21 Settembre 2017 12:12

La leggenda de "La Femmina di Pietra" di Castelpoto diventa pièce teatrale

Redazione Scritto da 

Giovedì 21 Settembre alle ore 21, presso lo spazio culturale Arci del Bibliofilo, a San Giorgio del Sannio, la Compagnia teatrale .furiaLAB presenterà il suo nuovo lavoro, dal titolo LA FEMMINA DI PIETRA, scritto e diretto da Luigi Furno, che ha realizzato anche le musiche e i video. In scena, l’attrice Ursula Iannone farà rivivere la storia di un’antica città distrutta dall’ira di Dio dove, non dissimile da quello che accadde alla città di Sodoma e alla moglie di Lot, una donna avrà l’opportunità di potersi salvare.

L’attrice si troverà a dialogare in un gioco di specchi con la scenografia, composta unicamente da una videoproiezione in animazione digitale incentrata su una forte simbolizzazione geometrica di segni che si iscrivono su un monolite di pietra calcarea. Lo spettacolo è un disegno di suoni e musiche, che ne accentuano fortemente la contestualizzazione arcaica innestata in uno stile dal carattere contemporaneo.

Abbiamo approfittato dell’appuntamento per fare tre domande all’autore della rappresentazione teatrale,  Luigi Furno. Ecco come ci ha risposto:

 

Dove è stata rappresentata l'opera in precedenza?

“Nella rassegna culturale S(t)uoni organizzata del comune di Castelpoto. Uno di quei festival che hanno il coraggio di sabotare il quotidiano e di evadere, ma non dalla normalità, ma da noi stessi”.

 

Per lei, che è anche interprete, meglio fare l'attore o l'autore?

“È un discorso che coinvolge le peculiarità individuali e le attitudini delle persone, le proprie specificità. Il Teatro non può essere professionalizzante perché non è un lavoro ma un lavorio con temporalità diverse sulla natura psico-fisica dell’uomo, dell’anima e della fisicità della carne. Non è una professione, ma una ossessione che ti capita e che va portata come una croce. La faccenda attore vs. autore è un problema che a teatro non ha più senso, è un finta distinzione, una questione perfettamente palindroma. Sia l’attore che l’autore sono essenziali per fare Teatro, non è possibile evadere da questa dicotomia. Noi di .furiaLAB, per esempio, siamo un connubio perfetto perché nasciamo uno, Luigi Furno, come puro autore/regista e l’altro, Ursula Iannone, come pura attrice. Queste due forme di espressione, nel nostro progetto, sono ormai consolidate ma in un continuo cortocircuito che fa affluire energia da una parte all’altra. Ma c’è da aggiungere una questione. Nel Teatro contemporaneo, che non vive più nella pura autoreferenzialità del testo/copione, l’attore acquista una centralità mai sperimentata prima. La possibilità di lavorare su una scrittura scenica, una modalità di scrittura che non prevede un testo a monte (pre-testo) ma una co-autorialità nel lavoro praticato direttamente sulla scena, permette di marginalizzare l’autorità lapidaria, indiscussa, del testo/letteratura sulla medialità pura del Teatro, cioè la scena. Il Teatro è l’effimero acronico della scena dal vivo. La sua Storia è l’oralità e non il suo cadavere testuale. Per noi di .furiaLAB, quindi, l’attore è il perno su cui poggia tutto il carrozzone del Teatro, il suo corpo è il vettore sano di questo morbo che procura molto dolore e ben poca felicità e che, al limite, può fare a meno anche dell’autore. Come disse Eduardo nel suo ultimo discorso pubblico: «Fare teatro sul serio significa sacrificare una vita… E’ stata tutta una vita di sacrifici. E di gelo. Così si fa il teatro. Così ho fatto. Ma il cuore ha tremato sempre»”.

 

Come è nata l'idea di scrivere questa storia?

“È stata una commissione del festival S(t)uoni. La nostra intenzione era quella di lavorare su uno spettacolo,  site-specific. Nella ricerca di suggestioni, è emersa una leggenda che si tramanda oralmente di generazione in generazione e che racconta la storia di un grosso masso, che in paese chiamano “La femmena di preta”. La leggenda narra che a Castelpoto vi fosse un insediamento urbano dal nome Sània in cui gli abitanti erano tutti corrotti e dei gran bestemmiatori. Allora, esattamente come succede per la città del racconto biblico Sodoma, il Signore volle punirli distruggendo la città. Fra di loro vi era una donna buona e religiosa che Dio decise di salvare facendosi promettere che durante la fuga non si sarebbe voltata per nessun motivo, altrimenti sarebbe stata punita. La donna non resiste alla distruzione della sua città, e si gira trasformandosi in pietra. Lo spettacolo è sicuramente adatto anche ad uno spazio di spiritualità-altra come il Bibliofilo di Enrico Falbo.

Del resto, noi aderiamo al pensiero di Gramsci: « la gente si può facilmente accontentare con della paccottiglia, con delle perle false e con dei fondi di bicchiere, riserbando agli eletti i diamanti e le altre merci di valore. Non v'è nulla di più inumano di questa concezione… Non vi è nessun motivo per cui un lavoratore debba essere incapace di giungere a gustare un canto di Leopardi più di una chitarrata, supponiamo, di Felice Cavallotti o di un altro poeta "popolare", una sinfonia di Beethoven più di una canzone di Piedigrotta… Volete che chi è stato fino a ieri uno schiavo diventi un uomo? Incominciate a trattarlo, sempre, come un uomo e il più grande passo in avanti sarà già fatto”.

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