Negli spazi di transizione tra i confini della terra, tra la strada e la campagna, tra l’ombra e la luce, crescono piante con proprietà “di mezzo”. Come la falsa ortica, che non punge, o come l’alliaria, che odora d’aglio pur essendo parente dei cavoli. Lo spazio tra due spazi è dunque anch’esso un mondo a sé, popolato di creature affascinanti e misteriose che esistono solo tra le due dimensioni che si avvicinano escludendosi. Non a caso i “limini” sono anche i luoghi dove, nella tradizione, è più facile incontrare gli esponenti del Piccolo Popolo: fate, gnomi, ondine, silfidi…

Forests have secrets,’ he said gently.
‘It’s practically what they’re for. To hide things.
To separate one world from another
.”

― Cat Valente, Deathless

Limite (dal lat. līmĕs, limitis, «linea di confine») indica una linea terminale o divisoria, un confine o una frontiera, talvolta militarmente difesa o fortificata. Termine per certi versi analogo, limine (dal lat. līmĕn, liminis), pur significando anche confine o frontiera, sta più propriamente ad indicare una soglia, una linea, cioè, che dà accesso a uno spazio. Se limes sta a demarcare qualcosa che finisce e ad escludere ciò che viene al di là, limen, al contrario, è la soglia che consente il passaggio verso ciò che è dall’altra parte. Limite e limine sono quindi due parole che definiscono una linea, talvolta reale talvolta solo immaginata, che segna il confine tra due spazi, due mondi, due realtà.

Essere su un limite o su una soglia consente di vedere al di qua e al di là, di fare esperienza di ciò che viene prima, palesemente visibile, e ciò che invece è oltre, solitamente più nascosto, celato alla vista. Pertanto, essere su questa linea consente di esperire due realtà distinte e separate ma compresenti; di partecipare allo stesso tempo di ciò che è in bella vista e di ciò che, invece, è nascosto; di partecipare all’essoterico, manifesto ai più, e all’esoterico, riservato a chi è iniziato all’attraversamento della soglia e ha quindi il “permesso” di varcarla.

Spesso il limite o la soglia non sono propriamente una “linea”, sottile divisione, ma piuttosto uno spazio di una certa ampiezza che pertanto può essere non solo attraversato, ma anche esperito, vissuto. E tale zona di confine è uno spazio di passaggio, sì, tra due mondi, ma anche esso stesso un mondo a sé, popolato da creature affascinanti e misteriose che esistono solo tra le due dimensioni che si avvicinano escludendosi. Secondo l’antropologo Victor Turner, le “creature liminali”, che talvolta vengono descritte come mostri, rappresentano la compresenza degli opposti: buono/cattivo, alto/basso, bello/brutto. Sono creature rappresentate nel mito come metà umane e metà animali: i centauri (di cui notissimo è Chirone), i tritoni, i satiri, le arpie, le sirene… I “limini” sono anche i luoghi dove, nella tradizione, è più facile incontrare gli esponenti del Piccolo Popolo: fate, gnomi, ondine, silfidi… Creature che sono a metà tra il mondo dell’uomo e quello della Natura più selvaggia, tipicamente precluso agli esseri umani.

Per un uomo o una donna delle erbe, il limite/limine è lo spazio sacro nel quale è radicato l’atto di guarigione; è lo spazio dell’esperienza diretta delle piante alleate, creature che afferiscono ad un piano sottile dell’esistenza che trascende la mera apparenza fisica. Talvolta conosciuta come “spirito”, talvolta come “personalità”, la controparte sottile delle piante è l’intelligenza che ne regola le modalità di esistenza, l’apparenza, il comportamento e le capacità di sanare. Il limine è quindi un luogo di incanto, terreno ma anche ultra-terreno, nel quale l’herbano e l’herbana incontrano lo spirito delle piante; è la zona di confine nella quale le piante stesse rivelano all’uomo i loro poteri di guarigione.

Ogni soglia che si rispetti non può non avere il suo guardiano. O i suoi guardiani, quelli che celano le cose nascoste alla vista dei non iniziati o che lasciano passare solo coloro che sono conosciuti perché appartenenti alla soglia o ad entrambi i due mondi che tramite essa si congiungono. Non sempre il passaggio è fisicamente impedito a chi è estraneo. Anzi, spesso ciò che viene negato è l’accesso al sacrum, ossia alla parte più nascosta perché invisibile agli occhi profani, semmai simbolica ma proprio per questo più vera, più pregna di significati. È come entrare in una casa senza però avere la possibilità di scorgerne gli abitanti o di partecipare alle attività che in essa si svolgono.

Quando passeggiamo su una strada asfaltata di campagna, notiamo che ai suoi lati c’è sempre una zona in cui il bitume si sgretola e comincia a mescolarsi con la terra. In questa zona appaiono le prime piantine, cosiddette “pioniere”, più tenaci e resistenti allo stress (idrico, chimico, ecc.) e solo al di là di questa fascia –  non prima – comincia la campagna vera e propria. Così è per la terra coltivata che ai suoi bordi si lascia invadere da piante (anche queste pioniere) più decisamente “selvagge” (rovi, prugnoli, olmi) che, spinose o serrate tra loro, sembrano quasi impedire all’uomo l’accesso verso ciò che viene oltre: il bosco. Un limite è anche quello tra luce e ombra, tra le zone assolate perché scoperte e quelle coperte dall’ombra proiettata dagli alberi: è il regno di quelle piante sciafile (ossia amanti dell’ombra) che però hanno bisogno di un’ombra che non sia troppo “intensa”. Se nelle zone più luminose o decisamente assolate troviamo le Lamiacee più fortemente odorose (le mente, il rosmarino, la salvia, l’origano), il cui metabolismo è tutto proteso verso il Fuoco degli olii essenziali volatili, profumati, brucianti e stimolanti, nella fascia più ombrosa troviamo la metà “puzzolente” della stessa famiglia botanica, come, ad esempio, le diverse specie di lamio (o falsa ortica, che non punge: metà ortica e metà no) e la Stregona Silvestre, piante la cui azione sul nostro organismo è polarmente opposta (anziché essere stimolanti spesso sono simpaticolitiche, ossia calmano il sistema nervoso). In questa stessa fascia di transizione tra due spazi, popolata da erbe con proprietà “di mezzo”, c’è anche, ad esempio, l’alliaria, un’erba sulfurea “a metà” perché, pur essendo una Brassicacea (una “parente” stretta, cioè, di broccoli, cavoli, verze, ecc.), ha un odore decisamente più simile a quello dell’aglio.

Le piante di questa fascia sono spesso piante guardiane e molte volte la loro azione sulla fisiologia umana è tale da indurre processi di purificazione o di trasformazione. E talvolta preparano l’uomo perché possa diventare “degno” di attraversare la soglia.

Pierluigi Campidoglio

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.