“NEGRI” di Luigi Morra è la rappresentazione dell’ipetrofia smargiassa da social, lo spettacolo di quanto facciamo schifo

«Uno de chist guarda solo le femmine! Uno de chist scappa dalla guerra ma tiene la collana d’oro! Uno de chist portatelo a casa tua! Uno de chist ci mette apposto il giardino per 10 euro, questo si! Uno de chist dorme e mangia nell’albergo e noi paghiamo! Uno de chist spazza il marciapiedi sotto al palazzo, questo è giusto, questo va bene! Uno de chist tengono sempre le cuffie! Uno de chist stanno sempre in mezzo alla strada! Uno de chist rompe sempre le palle davanti al supermercato! Uno de chist a Parigi ha salvato una bambina che stava cadendo dal balcone, questo è buono!». Ecc…
Così per un quarto d’ora: questo è stato “NEGRI spettacolo per bianchi: performance teatrale” di Luigi Morra andato in scena sabato 13 luglio 2019 ad Airola per “Textures 2019”. Una performance teatrale, liberamente ispirata a “I negri di Jean Genet”, che sonda i discorsi del quotidiano che ronzano intorno ai “neri”, portando allo scoperto l’ipertrofia smargiassa della semiotica del linguaggio da social. Non è, però, un lavoro di analisi sociologica o ermeneutica, non interviene mai un senso di commiserazione o di morale. Il linguaggio è preso nella sua pura essenza sonora, non è neanche declamato dall’attore in scena. Tutto è registrato, generando un cortocircuito con la presenza dell’attore “nero” in scena che lentamente si spoglia lasciando i suoi indumenti in un secchio pieno di pomodori. Sembra che il senso sia solo quello di ascoltarci ed ascoltare quello che siamo diventati come corpo sociale.

«Negri spettacolo per bianchi è un lavoro che lascia senza fiato ma fa risuonare i luoghi comuni ribaltandoli addosso alle nostre coscienze e alla nostra cognizione della realtà.» Com’è scritto nelle note di regia: «Parliamo di bianchi e di neri. Ancora? Veramente? Si, veramente. Succede. Succede in questo momento, succede anche in questa performance, Negri. Ebrima è “uno di questi”, al centro della scena si muove in un clima che prova a esasperare la questione attraverso la distanza. Distanza che separa, come quella che a teatro separa pubblico e attori, e allontana dal dramma fino a renderlo spettacolo a cui assistere comodamente, da commentare senza la responsabilità di sentirsi coinvolti. Gran parte del testo attinge dal web, più precisamente dai social, esternazioni, pensieri e opinioni».

In “NEGRI spettacolo per bianchi: performance teatrale” non c’è spazio per le esistenze umane, per le storie delle persone, tutto deve passare per la camera d’eco delle elucubrazioni solipsistiche da social network. Quando Ebrima, sul finale, prende voce per dire: “Mi chiamo Ebrima e vengo dal Senegal, scappo dalla guerra, mio padre è stato ammaz…”, dal fondo interviene la voce del regista: “Basta, non hai capito, non ce ne fotte proprio. È finita, lo spettacolo è finito”. Decisamente è finito lo spettacolo.

Luigi Furno

 

 

“NEGRI spettacolo per bianchi: performance teatrale”
con: Ebrima Badjie
suono e musica: Camera
luci e progetto video: Domenico Catano
ideazione e regia: Luigi Morra
una produzione Etérnit in collaborazione con Lunarte

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