Martedì, 19 Febbraio 2013 11:34

UNFUCK! E' più lucida una scheda bianca o un salto nel buio?

 

Una “Serata sulla Lucidità” ha tentato di ripensare attraverso suggestioni letterarie e casi umani/elettorali l'avvilito confronto politico di stampo televisivo. Ospite d'onore il blogger Sergio Di Cori Modigliani

 

Ridiscutere il logoro format del confronto politico, reso ancor più frusto dalle ultime puntate televisive, dallo scialbo confronto predigerito tra B. e Santoro. Con questa ambizione e la lettura di Ursula Iannone dell'incipit del Saggio sulla lucidità di José Saramago si è aperta la “Serata sulla Lucidità” alla Libreria Luidig di Palazzo Collenea a Benevento, sabato 16 febbraio.

 

Sembra che oggi esistano soltanto due alternative – nota nel libro Unfuck. Per una rivolta esistenziale il blogger Sergio Di Cori Modigliani, ospite d'onore della serata – «O le chiacchiere sullo spread e annessi oppure uno “svaccamento” intellettivo becero e squallido nel nome di quattro risate in allegria». La discussione ludico-antropologica sulle alternative di voto e non voto di sabato ha provato a percorrere una terza via, ospitando non solo posizioni elettorali ma anche suggestioni letterarie, tassativamente escluse dai talk-show ormai canonici, aperti al massimo alla satira (che con una certa facilità con la politica divide il talamo).

 

La questione è messa ancora una volta a fuoco da Di Cori: «Oggi, se andate in una qualunque libreria, trovate gli scaffali pieni zeppi di “prodotti editoriali” ben impacchettati, con ingegno tattico e abile strategia marketing, dalla nuova industria dell'indignazione». C'è scritto tutto: nomi, cognomi, collegamenti, complotti, collusioni. E tuttavia il frutto di questa “tecnocrazia del dissenso” è un avvilimento spaesato. Al contrario, in un libro di Sciascia, dove il termine “mafia” non viene neppure adombrato, «c'è la via d'accesso alla comprensione del cuore pulsante, dove la mala pianta della mafia siciliana è cresciuta rigogliosa. E alla fine del libro, la mente si apre...».

 

Questo il motivo del silenziamento degli intellettuali perseguito in maniera bipartisan dalla classe politica italiana. La vigile pericolosità della cultura per il potere usurpato. “Con la cultura non si mangia”, questo il falso ideologico che ha guidato l'operato di ministri dell'economia e persino di ministri dei beni culturali. Ma la cultura è tutt'altro che improduttiva e poggia sul reale, mentre «non c'è nulla di più traballante, insicuro, quasi impossibile da controllare, di una imponente catena speculativa creata nel mondo virtuale delle transazioni bancarie».

 

Il primo caso umano/elettorale della serata è stato proprio un operatore culturale, Jeanne Pierre El Kozeh, che ha rilevato le carenze dei programmi dei principali partiti sul piano della cultura. Ha sorpreso la sua rivelazione di votare Monti, la cui inefficienza sul terreno della cultura (ambiente, beni culturali, università) è stata denunciata con forza anche da Salvatore Settis. Il suo ministro dei beni culturali, Lorenzo Ornaghi, fa parte secondo il Giornale dell'arte del “peggio” del 2012.

 

A dar manforte alla posizione di El Kozeh il giornalista e professore Giancristiano Desiderio, che ha dichiarato di votare Monti per la necessità di inceppare il pendolo destra-sinistra che ha disastrosamente paralizzato l'Italia in una ripetitiva alternanza. Netta la risposta di Di Cori: «Esiste un “potere forte” che è molto più forte di qualsivoglia altro potere, il “potere personale”. E' la capacità della personalità politica nel far prevalere le proprie idee, ritenute giuste al fine del bene comune, contrastando ogni opposizione, grazie alla indomita forza del proprio carattere, alla solida convinzione nelle proprie idee. Non avendo carattere, Monti è intervenuto e può intervenire solo sul “packaging”: dal bunga bunga e dai pescivendoli siamo passati alla Scala di Milano e ai laureati solo come vetrina esterna».

 

A parte la parentesi gianniniana di Maria Elena Napodano, editore dell'antologia Oschi Loschi, e l'apprezzamento per Vendola espresso dalla docente Teresa Simeone, folto è stato il gruppo degli astensionisti, a partire dal moderatore stesso, Antonio Medici, che ha fatto coming out per primo. Dall'amarezza del giornalista Billy Nuzzolillo all'insoddisfazione del giovane attivista Andrea Maio si è passati all'esilarante astensionismo filosofico di Guido Bianchini, che ha promosso – suscitando l'apprezzamento di Di Cori e del pubblico – un moto dell'anima elevato a partito incentrato sul sarcastico disincanto sannita, “ebebè”.

 

In definitiva, chiedendosi cosa succederebbe se un’intera città votasse scheda bianca, Saramago mostra che «ogni democrazia contiene in se un potenziale autodistruttivo enorme che può essere attivato da un meccanismo collettivo ispirato dalla lucidità, ovvero dalla consapevolezza che il voto è diventato un atto vuoto e inutile dal momento che chi vota non può in alcun modo influire sulla realtà, stretta nella morsa delle varie collusioni politiche/economiche/mediatiche che governano ogni interstizio della vita pubblica» (La Privata Repubblica). Secondo il blogger di Libero Pensiero, invece, la realtà può cambiare, e votare è essenziale per manifestare il proprio "democratico potere personale".

 

Tutto sommato ottimista ed elettrizzato dalle prossime “elezioni dadaiste”, Di Cori ha dichiaratoche voterà il MoVimento 5 Stelle, perché «i cambiamenti epocali si verificano quando irrompono sulla scena persone non ricattabili».

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