Lunedì, 22 Febbraio 2010 15:20

L’università del sannio? Per chi viene da fuori non è un paradiso

Alessandro Caporaso Scritto da 

Trasporti scadenti, orari scombussolati e classi inidonee: sono molte le lamentele da parte di giovani studenti fuori sede

 

di Alessandro Caporaso

 

Università di Benevento? No grazie. Sembra questo l’ultimo slogan per la nostra città, si perché anche l’Università degli studi del Sannio sembra fare acqua da tutte le parti, come ogni cosa in città da un po’ di tempo a questa parte. Le iscrizioni sono calate, e chi prima si iscriveva ad un ateneo presente nella nostra città, ora preferisce andare o a Campobasso o al campus di Fisciano, molto più attrezzato per una migliore esperienza universitaria.

 

Napoli viene scartata quasi sempre, per ovvi motivi di sicurezza personale, ma anche per la disorganizzazione imperante. I primi a lamentarsi della nostra università, sono i ragazzi fuori sede, i quali, affermano che di sicuro Benevento è vivibile, bella, ricca di storia e costumi, ma richiedono, però, migliori orari non solo dei trasposti extraurbani, ma anche di quelli degli autobus cittadini. “La sera, per una pizza o una birra, non so proprio come ritirarmi.

 

Le corse degli autobus non vanno oltre le 21:00, e dopo una giornata tra corsi che si tengono chi in una sede chi in un’altra, ho proprio bisogno di una pausa, ma se questo significa che debba fare altri chilometri a piedi, allora preferisco stare a casa, anche perché non posso sempre chiedere passaggi ai miei amici”. C’è però, al contrario di quelli più fortunati che hanno avuto la possibilità di affittare una camera vicino all’università e che non hanno problemi per spostarsi anche a piedi, chi risiede al viale Mellusi, o addirittura in periferia. Come faranno, mi chiedo. Così neanche la rete commerciale beneventana non può che peggiorare.

 

“Le aule sono fatiscenti, e c’è chi deve stare attento a non poggiare i gomiti sui banchi per non sporcarsi, perché le donne della pulizia non passano spesso”. Le aule studio, sono poche e piccole, e da quello che ho potuto vedere i ragazzi devono fare le corse per potersi prendere un posto. Durante i corsi neanche le aule più grandi riescono a contenere gli studenti che vogliono, ad es., seguire un corso di Diritto Privato o di un altro di eguale importanza.

 

“D’estate si soffoca, e la puzza di sudore che si leva nelle aule, a causa del caldo, è terrificante. Sembriamo animali ammassati in una stalla”. Gli studenti intervistati hanno ormai il dente avvelenato, anche perché da qualche mese a Giurisprudenza, in via Calandra, hanno cambiato gli orari di chiusura dell’università. Da lunedì a giovedì si può restare fino alle 18:15, mentre il venerdì fino alle 16:15. la loro motivazione? “per risparmio energetico” ci dice Giovanni. “Io non ho preso una stanza in affitto, e con questi nuovi orari, che tra l’altro non coincidono con quelli dei pullmann, non so dove rifugiarmi per continuare, e sfruttare al meglio il tempo che ho a disposizione. Inoltre ho notato che dopo la chiusura comunque le luci rimangono accese.

 

Evidentemente non hanno più voglia di lavorare. Non sapendo cosa fare, girovago incerto per il circondario, o aspetto il primo pullmann, e d’estate e d’inverno non è certo una bella cosa”. Sembra che neanche le moltissime lettere mandate dagli avvocati di genitori preoccupati e stizziti, siano riuscite a migliorare la situazione, o a farla tornare come prima. La segreteria studenti è unica per tutte le facoltà, e, c’era d’aspettarselo, è sempre affollatissima, creando così un forte malcontento tra gli studenti in fila. Pare anche non funzionare bene, da quello che ci dice Massimo: “circa tre anni fa, o qualcosa in più, ho sostenuto un esame, prendendo come votazione finale 28/30°.

 

La settimana scorsa, richiedendo lo statone degli esami svolti, perché a breve devo laurearmi, mi sono reso conto che quell’esame mi era stato registrato con una votazione differente, cioè 18/30°. Ho chiesto spiegazioni alla segreteria studenti, dopo aver atteso in fila più d’un ora, e mi è stato detto semplicemente che avrei dovuto rifare l’esame, pagando anche una sorta di sovrattassa di 160€, perché le camice dopo tre anni vengono distrutte, oppure tenermi un voto che per sbaglio qualcuno mi ha affibbiato”. È davvero triste ascoltare simili esperienze, soprattutto se queste portano la firma dell’Università degli studi del Sannio, quella stessa università che avrebbe dovuto risollevare il morale economico di Benevento. Le associazioni universitarie, al contrario di quello che si pensi, non mettono a disposizione la propria esperienza per aiutare uno studente sprovveduto.

 

“Giocano o a carte o a Play Station, e quello che va più di moda è Pes 09. Ammetto che anche io ho partecipato a qualche torneo intra-universitario”, ci confida Michele, “perdendo la finale”. La cosa che più mi sconvolge, però, è che se un ragazzo appena uscito dalle superiori volesse iscriversi ad una facoltà beneventana, non gli viene offerta nessuna presentazione adeguata per una sua scelta che, se sbagliata, ricadrà sul proprio futuro.

 

Questa è davvero cattiva pubblicità e chissà qund’è che capiranno che per avere un ritorno economico maggiore, per tutta la nostra comunità, c’è bisogno che il cliente abbia sempre ragione e che venga trattato con i guanti di velluto. Solo così si potrà risollevare, pian piano, la grave crisi che attanaglia le casse del nostro piccolo comune. Quelli di ingegneria non se la passano meglio. Da qualche tempo, dopo i lavori di ristrutturazione per il sistema antincendio, le classi hanno come per soffitto una rete di protezione, perché subito dopo questi lavori, un pezzo dello stesso è crollato in testa ad una studentessa, provocandole seri problemi.

 

Almeno la sicurezza garantiamola, vi chiedo. “Il collegamento ad internet è lento” dice Marco “e nella maggior parte dei casi presenta delle restrizioni, ovvie per siti vietati ai minorenni, ma non per controllare la posta, o per una ricerca universitaria. Hanno installato, però, schermi di ultima generazione. Questo è davvero un passo in avanti”.

 

Molti studenti che non possiedono, per ragioni economiche, un computer od una connessione ad internet veloce, hanno bisogno di un lascia-passare di un professore, nella maggior parte delle volte è lo stesso a cui si è chiesta la tesi, per utilizzare i pc di un laboratorio destinati solo all’utilizzo di dottorandi, dove internet è veloce e dove, soprattutto, è dolce naufragar in questo mare di numeri. “Unico caso positivo, tra i pochi, è che hanno istituito un corso sostitutivo al tirocinio, presso l’aula A1 della SEA.

 

Sono fortunato”, continua Marco, “ perché altrimenti avrei dovuto svolgere un’attività di apprendistato di tre anni presso uno studio legale, o presso un commercialista”. I problemi, però, non finiscono qui, infatti ci sono molti corsi che si accavallano, ed altri che durano oltre la chiusura dell’università. Gli studenti, sono così costretti a farsi aprire le porte, per uscire, dal personale addetto.

 

Chi poi si è iscritto al nuovo ordinamento, l’ormai classico tre più due, e non ha fatto in tempo a laurearsi entro marzo scorso, si trova automaticamente iscritto alla magistrale, ovvero al’uno più quattro, comportando, questo, l’incremento di altri 15/19 integrazioni. Inoltre, e per concludere, esami a scelta come Diritto Canonico o Bio Diritto, hanno lo stesso peso, in crediti, di esami di gran lunga più importanti come Diritto Privato. Spero che queste testimonianze siano da monito per un miglioramento degli atenei beneventani.

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