Giovedì, 14 Aprile 2016 12:57

Lo spinoso proibizionismo locale del "Riina Family life"

Alessandro Caporaso Scritto da 

Anche a Benevento è giunta la polemica "Riina", innescata prima dall'intervista alla trasmissione Porta a Porta a Salvo Riina, figlio del boss Totò Riina e poi dalla successiva promozione del libro "Riina Family life".

Proprio sulla distribuzione del libro, è intervenuto ieri Fausto Pepe, sindaco di Benevento, rivestendo il ruolo di censore, seppure morale, del lavoro editoriale. Attraverso un messaggio video divulgato attraverso la sua pagina facebook annunciava d'aver diramato con un'ordinanza sindacale il divieto di vendita del libro dell'ormai noto Salvo Riina.

"Questa ordinanza ha un valore morale, è un atto di rispetto verso chi ha perso la vita, in questi anni, per combattere le mafie" così nel video messaggio, Pepe, ha commentato il proprio dispositivo. E continuando, afferma che: "so bene che l'atto da me emanato è assolutamente illegittimo sul piano amministrativo, privo di qualsiasi fondamento giuridico, e difatti non prevede alcun tipo di sanzione. In realtà la mia è una chiara provocazione in risposta all'eco mediatica che ha suscitato il libro di Salvo Riina. L'obiettivo dell'ordinanza è preciso: si vieta la vendita di un libro che offende tutti coloro i quali si battono quotidianamente per valori quali la giustizia e la legalità. Non vogliamo creare liste di libri proibiti, tipiche da Santa Inquisizione. L'atteggiamento oscurantista non fa parte dello spirito che anima la nostra amministrazione comunale".

Il sindaco, nonostante le buone intenzioni, affronta un tema spinoso che riguarda il sottile confine tra libertà di pensiero e lotta all'ideologia mafiosa. Dalla nascita dei caratteri mobili, dall'editoria e dal libro come noi oggi lo conosciamo, la censura, il perbenismo, il buon costume e le convenzioni sociali, per ragioni diverse, hanno messo al bando libri che oggi vengono venduti in tutte le librerie.

"Le 120 giornate di Sodoma, ad esempio, il celebre romanzo incompiuto del Marchese De Sade che fu composto nel 1785 nella prigione della Bastiglia. Una vera e propria enciclopedia della perversione sessuale, del matricidio, della violenza accanita e produzione goduriosa di sofferenza contro natura. Tematiche ardite e pratiche che la maggiorparte dei lettori non condividono eppure oggi lo leggiamo.

Nel 1850 venne pubblicato per la prima volta "La lettera scaraltta" che all'epoca destò clamore per via del suo tema principale, l'adulterio. Il testo oggi lo si trova in tutte le librerie. Come questi, atri testi sono stati messo al bando dall'Inquisizione letteraria eppure oggi li compriamo. Ricordiamo tra gli altri "Lolita" di Vladimir Nabokov, "I versi satanici" di Salman Rushdie, "Mattatoio n.5 o La crociata dei bambini" di Kurt Vonnegut, ma è anche possibile acquistare il "Mein Kampf (La mia battaglia)" di Adolf Hitler, all'interno del quale viene esposto il suo pensiero politico e il programma del partito nazista sotto forma di autobiografia. Il testo, secondo la prefazione dell'edizione italiana edita da Bompiani, il Times, che pubblicò il volume a puntate, lo definì la Bibbia laica in quanto fornisce la giustificazione al credo politico di ogni nazionalsocialista, insegnandogli la via della salvezza nazionale.

Sebbene siamo convinti e consapevoli di quanto dolore, nella nostra Italia, abbia provocato la Mafia e che questa debba essere combattuta fino ad estirparla dal nostro territorio, siamo certi che ogni lettore sia consapevole delle proprie letture e dei temi trattati nei libri che acquista. Probabilmente sarebbe più condivisibile lavorare affinchè il lettore abbia un approccio consapevole al libro di Riina ed alle tematiche trattate.

La lettura di un libro non può fare di una persona, un adultero, un sodomita, un pervertito o rendere un comune cittadino responsabile della morte di milioni di persone, o peggio ancora farlo divenire un mafioso.

Per raccogliere un'opinione sulla tematica abbiamo realizzato un'intervista ad Alessio Masone, beneventano, libraio indipendente e attivista di economia solidale, è cofondatore di Art'Empori.it, movimento artistico di fruitori responsabili, e di Lettor'Indie, festival diffuso del lettore indipendente. Ecco cosa ci ha detto:

La mafia si combatte vietando la vendita di libri a contenuto mafioso? Il sindaco di Benevento, Fausto Pepe, ieri, ha vietato, con un'ordinanza sindacale la vendita, su tutto il territorio comunale, del libro di Salvatore Riina, figlio del capomafia Totò Riina. Essendo questa un'ordinanza puramente morale, non prevede alcun tipo di sanzione, eppure se fosse stato legittimato amministrativamente, avrebbe dovuto provvedere a sanzionare anche le vendite on-line?

"Certamente, il gesto provocatorio del sindaco Fausto Pepe è un condivisibile segnale a favore dell'impegno civico. Ma io, da libraio indipendente e attivista di economia solidale, evidenzio che non possiamo farci bastare un qualcosa di calato dall'alto che, non mettendo in gioco il cittadino/lettore, non sortisce reale cambiamento. Infatti, è fondamentale mettere in campo la responsabilità sociale del lettore: non conta tanto l'opera, su cui non si può incidere neanche con la censura, ma l'approccio del fruitore, la parte di competenza del lettore dove si può incidere tramite una fruizione responsabile: una sorta di fatica coautoriale dell'opera che rende il lettore responsabile un coautore del mondo in cambiamento. Entrando nello specifico caso, la mafiosità non è tanto nel libro, ma nell'eventuale approccio del lettore: se compro un libro contro la mafia, ma tramite i centri commerciali, librerie di catena e online, per risparmiare, io sto accettando una microtangente che mette al primo posto la mia convenienza personale, trascurando il bene comune e incentivando la crisi economica: quindi a danno dell'economia territoriale, della redistribuzione del reddito, della coesione locale. Questo approccio si consolida nel quotidiano della mia vita e di quelli a me vicini, al punto che, se un giorno dovrò ricoprire cariche pubbliche, sarò culturalmente assuefatto a favorire me e i miei amici, a danno del bene comune. Paradossalmente, se si compra il libro di Riina tramite una libreria indipendente, si realizza uno stile di azione culturale responsabile e capace di cambiamento: l'eccellenza non è più assoluta, quindi da ricercare esclusivamente nell'opera, ma si parla di eccellenza relazionale, quella agita nella parte di competenza del fruitore, se portata responsabilmente nel tessuto quotidiano".

 

Perché l'intervista di Bruno Vespa a Salvatore Riina, ha suscitato un'indignazione generale?

"L'indignazione è proporzionata a quanto le persone, con il loro fare utilitaristico nel quotidiano, sono complici del malessere collettivo: scaricare su un caso eclatante, esterno a sé stessi, è un modo per esorcizzare i propri sensi di colpa nei confronti della collettività. E' facile delegare la responsabilità del malessere ad altre persone: invece, è troppo faticoso mettersi in gioco in prima persona per cambiare il mondo".

 

E' possibile che sia stata una mossa puramente pubblicitaria?

"Certamente i mass media perseguono uno stile di azione culturale basato prevalentemente sulla notorietà dei soggetti: i capi mafiosi, ma anche gli attori e gli esponenti politici di fama nazionale e internazionale, sono un unicum che è privilegiato a danno dei tanti contenuti costruttivi messi in atto da soggetti misconosciuti.
Vespa non ha sbagliato e non sbaglia, fin quando i giornali nazionali e locali danno prevalentemente spazio agli eventi eclatanti (stragi, delitti pruriginosi, scandali politici, spettacoli con artisti affermati), tutte notizie che non portano cambiamento, trascurando di evidenziare quanto ci sia di volontariato e di costruttivo nei territori, tutte azioni culturali capaci di cambiamento ma che non vogliono essere lette dal cittadino qualunquista perché lo mettono in discussione".

 

Ci sono libreire, la prima a Catania, che mostrano in vetrina un semplice cartello che racchiude un significato importante: quello di dire no a qualcosa che rappresenta la mafia. "in questa libreria non si ordina ne si vende il libro di Salvatore Riina".

"Non abbiamo il libro: nessun cliente ci ha richiesto il libro di Riina e, visto che è stato pubblicato da un piccolo editore, non abbiamo ricevuto pressioni per tenerlo in vendita".

 

La letteratura oltrepassa spesso i confini imposti da quella che viene considerata la "comune decenza", addentrandosi in territori su cui il buon costume e le convenzioni sociali vorrebbero far calare un velo di silenzio. Molti sono stati i libri che hanno suscitato scandalo, sono stati censurati e proibiti e hanno procurato più di qualche grattacapo ai loro autori, eppure oggi sono su tutti gli scaffali delle librerie. Libri come "Le 120 giornate di Sodoma", "Pasto nudo", "Mattatoio n5" ed altri, alla loro pubblicazione hanno creato scandalo. Mi chiedo a questo punto se tutto il clamore che gravita attorno al libro di Riina serva a qualcosa.

"Per deontologia, il libraio deve vendere quello che gli richiede il cliente, come l'avvocato deve difendere l'imputato anche se ritenuto colpevole: altrimenti io non dovrei veicolare un'infinità di libri di cui non condivido i contenuti o gli autori. Non si può censurare un'opera: l'autore deve esprimersi con piena libertà creativa. Possiamo invece censurare l'approccio del lettore, se non è responsabile nella modalità di acquisto e, in genere, nella relazione con l'opera".

 

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