Lunedì, 02 Maggio 2016 14:00

Oreste Vigorito “Auteri tecnico di valore assoluto, Benevento una città da Serie A”

Luca Mirra Scritto da 
Il Benevento approda in B il giorno prima del compleanno di Ciro Vigorito, Oreste lo ha ricordato con commozione in conferenza stampa parlando di “Statistiche più assurde”, elogiando Auteri  “un tecnico di valore assoluto”, e  declamando a gran voce di essere “una squadra, una società, una città, da Serie A.
 
Mentre Mr. Super Over parlava in conferenza stampa, Oreste Vigorito con incredulo stupore (forse),  o con pacata consapevolezza, ammirava la classifica e guardava sul televideo il nome BENEVENTO scritto in giallo, promosso, Serie B: 
 
Vigorito elogia Auteri: «Non ho mai dubitato del fatto che Auteri fosse un tecnico di valore assoluto, quello che io non conoscevo era Auteri uomo, e se oggi dovessi dare un voto, mi toglierei lo sfizio di abbassare il voto come tecnico, ma solo perché come uomo merita dieci. Lo merita perché anche se lui continua a dire di essere lo strumento, lui è stato il timone di questa squadra, non lo strumento. Lo strumento può essere la bussola di una barca, ma senza il timone non si va da nessuna parte. I ragazzi avevano un cuore lacerato, qualcuno ha avuto la capacità di ricucirlo, farli innamorare un'altra volta del calcio, e fare innamorare del calcio una città che era profondamente delusa dal calcio, e questo qualcuno ha un nome: è Gaetano Auteri»
 
Una squadra, una società, una città da Serie A: «Stamattina la giornata si era aperta con una telefonata da parte di una persona molto influente nelle istituzioni calcistiche, mi ha detto “Sono orgoglioso che il Benevento vada in serie B perché voi siete l'icona del calcio pulito. Tu come presidente, la squadra e la città”. Io credo che questo il calcio non ce l'abbia mai tolto, quello che noi siamo una squadra, una società e una città, da Serie A, e avevamo bisogno di qualcuno che ce lo ricordasse.  Qualcuno che c ha spiegato che il calcio non è andare a vincere con un tiro sbilenco o con la raccomandazione, il calcio si vince sul campo, e questa squadra l'ha vinto sul campo, senza favoritismi, senza accordi,  e possiamo stare tranquilli che nemmeno tra dieci anni qualcuno tirerà fuori che abbiamo vinto un campionato tanto per vincerlo. La cosa più bella di quest'anno è che siamo sicuri di aver vinto un campionato. Non lo faccio per riservatezza, ma se leggessi da dove vengono i complimenti al Benevento Calcio, vi rendereste conto che probabilmente, c'è veramente la consapevolezza che questa città, questa squadra meritavano questa Serie. Adesso bisogna solo essere capaci di costruire qualcosa»
 
La squadra è della città: «Arriviamo in Serie B il giorno prima del compleanno di mio fratello Ciro. La famiglia Vigorito ha cercato di traferire al calcio la propria mentalità. Dicevo in un'intervista questa settimana, stare lontano fisicamente dalla squadra t'insegna, di più di quando stai vicino. Io ho imparato una cosa, la famiglia Vigorito ha dato un modello, ma il Presidente Vigorito ha capito una cosa: “che nel calcio si può essere proprietari di una società, si è proprietario delle azioni, o magari non appari come proprietario delle azioni ma lo sei lo stesso, quello di cui non sei proprietario e non lo sarai mai, è la squadra. La squadra appartiene alla città, a chi, nella città, vive per la squadra, soffre per la squadra e gioisce per la squadra. Se una persona come me che a volte si è fatto carico di cose di cui dovevano farsi carico gli altri, ha capito che il modo migliore per difendere il proprio patrimonio calcistico è quello di la legittima aspettativa di chi nella squadra riconosce la propria fede, allora si crea qualcosa d'importante.»
 
Stare lontani: «Credo che il binomio vero sia stato calciatori con una grande voglia di rifarsi, un mister che da tre o quattro anni mi diceva “se io vengo a Benevento faremo la Storia”, e lo ha sempre detto, e, chi ha rinunziato quest'anno a vedere le partite nel campo (per il resto non si è fatto mancare nulla), ha solo privato se stesso del piacere di andare a vedere la partita. Spero che questo sia una cosa molto importante , perché qualche volta si aiuta di più, stando lontani che stando vicini. I figli dei papà che stanno lontani sono mediamente più educati di quelli i cui papà si ritirano a casa. Perché quando vivi in casa sei portato per la tua assenza a viziarli,quando fai il marinaio, stai imbarcato otto mesi e non li vedi, ti rendi conto che poi i ragazzi crescono con un aspetto diverso.» 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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