Venerdì, 09 Giugno 2017 15:38

Karamoko Cissé: un nome, un destino, uno Stregone

Luca Mirra Scritto da 
Intervista breve al numero 19 Giallorosso del Benevento Calcio, Karamoko Cissé: Escatologia semantica di uno Stregone
 
Alcuni destini fanno dei giri immensi partendo dalla Guinea, passando per Bergamo e l'Atalanta, Verona, Albinoleffe e Casertana, per poi trovare il proprio compimento escatologico  e chiudere il cerchio causale sotto la Bella Dormiente del Sannio, di fronte all'arco di Traiano, nei pressi del Ciro Vigorito. 
 
È la fantastica storia di Karamoko Cissé, un nome, un destino, uno Stregone, che proprio ieri ha ritrovato la Serie A dopo anni dal suo primo  esordio.
Ho fatto quattro chiacchiere in simpatia con Karamoko ieri sera dopo il miracolo Giallorosso.
 
 
 
 
Andiamo in Serie A finalmente, a me la Serie B piaceva, perché tutta questa fretta?
Pure a me, fino all'anno scorso mi piaceva, però vediamo la Serie A.
 
Che cosa significa in lingua madre il nome Karamoko?
Stregone.
 
Un nome un destino!
Il mio destino proprio.
 
Questi gol che sono mancati quest'anno, gli infortuni, come hai vissuto la stagione? 
L' importante era esserci quando si era chiamati in campo, la maggior parte delle partite le ho fatte da esterno, e penso di aver comunque dato sempre il massimo, a volte bene, a volte meno bene, però purtroppo questo è il calcio. L'importante è che abbiamo raggiunto l'obbiettivo.
 
Ti è piaciuto il campionato di Serie B, è stato più avvincente di quello di Lega Pro, come ti è parso?
È più bello perché hai più visibilità, non dimentichiamo che ci sono anche piazze molto importanti in Serie B, è il campionato dopo la Serie A, vederlo e viverlo da vicino è stata una cosa fantastica, è stato un anno molto lungo, però alla fine ne è valsa la pena. 47 partite...
 
Quale è stata la squadra contro la quale hai giocato che ti ha fatto più paura sia idealmente, che in campo?
All'inizio pensavamo a tutte quelle che erano retrocesse, il Verona, il Frosinone, il Carpi, però penso che abbiamo dimostrato sul campo di potercela giocare con tutti. Penso che per un periodo eravamo più temuti noi, che le altre.
 
Nel frattempo spunta Amato Ciciretti in mutande, a cui non posso fare a meno di chiedere “A Cicio, te ne vai a gioca a Roma l'anno prossimo è vero?” el Cicio sorridente mi abbozza una risposta del tipo “Aò Aé ma quale Roma!?”
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