Domenica, 11 Giugno 2017 12:44

Zio, perché ti chiamano Zio?

Luca Mirra Scritto da 
Fabio Lucioni, Zio e  capitano del Benevento non ha bisogno di presentazioni. La sua difesa è un meccanismo controllato da equazioni ultra-tattiche e algoritmi di calcoli astuti all'ennesima potenza che quasi nessuno di loro riesce a sbagliare. 
 
Dopo le strabilianti prestazioni dei play off e un campionato da impresa eccezionale, si abbandona in una intervista emozionante, spiegando che la difesa del Benevento è un Universo chiuso alle possibilità di altri mondi, pertanto, subire un gol è quasi un'esperienza mistica, impreprobabile. Zio, portaci in Europa, Zio!
 
 
Come ti è sembrato questo campionato?
È stato bellissimo. È stato duro. Però credo che il finale sia di quelli fantastici no? Perché comunque abbiamo raccolto veramente il frutto del lavoro, e questo è stato un risultato veramente storico.
 
Se qualcuno ti avesse detto a inizio campionato, l'8 giugno andate in Serie A?
Io ci credevo, perché già avevo fatto il contratto per la Serie A quindi, ne ero consapevole di questo, perché sapevo che vicino a me avevo altri 26 – 27 uomini che avrebbero dato veramente tutto per questa maglia e questa città,  e quindi sapevo che poteva arrivare lontana questa squadra. Siamo stati compatti nei momenti difficili, perché comunque li abbiamo attraversati anche noi e ne siamo usciti.
 
Qual è il futuro di Fabio Lucioni? 
Credo questo non sia il momento di parlarne, io credo che quest'anno ho fatto un campionato all'altezza, poi saranno gli addetti ai lavori a giudicarmi, io sono a completa disposizione del Benevento e della società, saranno loro che decideranno il mio futuro.
 
Perché ti chiamano Zio?
Perché Ceravolo sei anni fa quando giocavamo alla Reggina fece una caricatura, una somiglianza con lo Zio Bergomi e da lì in poi, son diventato Lo Zio.
 
Avresti mai immaginato nel momento in cui stavi firmando con il Benevento la prima volta, una storia del genere?
Era difficile immaginarlo, però sapevo di venire in una società ambiziosa, in una piazza ambiziosa, che erano tanti anni che lottavano per il salto di categoria. Ci siamo andati vicini il primo anno, il secondo abbiamo centrato l'obbiettivo, con due giornate di anticipo, e quest'anno è stata la consacrazione veramente di un popolo e di una società che ha fatto dei grandi passi in avanti. Noi c'abbiamo messo del nostro e insieme abbiamo raggiunto l'obbiettivo, che forse era insperato però noi l'abbiamo cercato veramente.
 
Quanto ti ritrovi nel tuo ruolo di capitano, di leader carismatico del gruppo giallorosso?
Sono uno che ci mette sempre la faccia, nei momenti difficili è più complicato ma io credo in questi uomini nella professionalità e nell'impegno. Vicino a  me ho avuto dei professionisti, degli uomini veri, e devo ringraziare tutti. Qualche mese fa è stato detto che l'allenatore doveva andar via, che qualche giocatore non voleva andare in Serie A, che la difesa era un colabrodo, questa sia credo la risposta più bella che abbiamo dato a tutti  e credo che qualcuno  quelle parole se le stia rimpiangendo...
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