La voce dei lavoratori senza futuro del Sannio: “Sembra la guerra dei poveri”

I nuovi tempi dell'industria smantellano la biografia dell'operaio. Il documentario "art_uNO - Le ragioni del lavoro" promosso dall'associazione Riaprire il Futuro presentato con l’assenza delle istituzioni. Ecco il video

“Ieri eravamo i primi, oggi non siamo nessuno”. Parla così un operaio beneventano nel breve docu-film realizzato dall’associazione “Riaprire il futuro” con la collaborazione di bMagazine. Termini secchi, schiaccianti, come il peso del disagio sociale che vivono quotidianamente, nell’incertezza del domani, nella desolazione della desertificazione industriale. Denunciano antiche politiche industriali sbagliate, discrepanze sindacali, macchinazioni politiche, strumentalizzazioni nei loro riguardi. 

È il quadro di un lavoro che si avvicina allo sfruttamento con nuovi e ulteriori tagli agli stipendi degli operai, ultima ratio per la sopravvivenza delle aziende sul territorio provinciale. Poi, resta la chiusura. Lo dicono a gran voce i lavoratori delle aziende Imeva di Benevento e Ficomirrors di Morcone, protagonisti del cortometraggio presentato venerdì alle 18 nella biblioteca provinciale. Queste due aziende rappresentano i pilastri più solidi della scena industriale del beneventano ma, anche a confronto con le realtà già chiuse, non paiono offrire scenari confortanti e il futuro i lavoratori lo vedono e vivono "solo a brevissimo termine", sentendosi sulla soglia della fine. Il progetto di un'Italia deindustrializzata di cui ci ha parlato recentemente il massone Gioele Magaldi (vedi intervista) pare trovare dunque significative conferme anche qui. 

Il dibattito, seguito alla visione del docu-film, è stato guidato dalle sollecitazioni di Massimiliano Bencardino, presidente di “Riaprire il futuro” che ha realizzato con Leonardo Masone anche le interviste (il montaggio è stato curato dal nostro Alessandro Paolo Lombardo). “Per le aziende del Sannio non ci sono che due possibilità: la mobilità o la chiusura. Nel caso di Imeva e Ficomirrors, trattandosi di imprese sane, non intenzionate a spostarsi all’estero, l’unico tentativo per restare è ridurre i costi. Il solo modo per farlo è tagliare gli stipendi”, spiega Francesco Falace, segretario di Fiom-Cgil di Benevento. “L’equilibrio economico su cui si regge l’azienda”, continua il relatore, “si basa su un bacino di precariato che dà sostentamento lavorativo al 30-40% degli operai”. Il segretario di Fiom-Cgil di Benevento afferma di non aver appoggiato il tentativo delle imprese di collaborare con i ragazzi delle cooperative, “avallando un sistema di sfruttamento con paghe più basse rispetto a quelle degli operai”. La Fiom ha chiesto di assumerli.

Il video dà piena conferma di ciò che emerge dagli studi del sociologo dell’Università degli Studi di Napoli Francesco Pirone. “Bisogna mettere a tema il modello di sviluppo, o, in termini economici, pensare a quale società vogliamo”, afferma. Immediatamente punta al nocciolo del problema: “L’economia si è sganciata dalla società e la politica ha abdicato al suo ruolo guida, lasciando vigere la logica della maggiore competitività tra aziende e lavoratori finché non rimarrà più nessuno a gareggiare”. A smantellare il sistema del lavoro hanno contribuito la mercificazione e la distruzione del welfare, che il sociologo definisce “lo spazio interposto tra società e competizione”.

Affrontare il problema, per Pirone, significa guardarlo da una duplice prospettiva diacronica: il tempo biografico del lavoratore non può attendere lo sviluppo dell’industria e quello del territorio che ne necessita di più. “La rincorsa della vertenza spesso fa perdere la direzione”, sottolinea il sociologo. “Bisogna puntare sul principio di prossimità nei settori non esposti alla competizione internazionale e ricostruire un welfare ripartendo da un’economia che ruoti intorno ai bisogni delle persone. Lo Stato si è posto dietro l’economia, mentre dovrebbe venire prima, ripristinando il ruolo di una politica forte”, chiosa.

Dati allarmanti sono quelli che riguardano la cassa integrazione. Angelo Raffaele Golia, commercialista, afferma di averne notato un aumento del “20% tra i suoi clienti soltanto nella piccola realtà di Foglianise, sintomo che la crisi è arrivata ovunque”. Le banche, venute meno al loro ruolo di supporto economico al territorio nel concedere prestiti ad aziende e famiglie, “puntano ormai solo su creditori i cui criteri di solvibilità corrispondono a quelli standard previsti dal sistema”. Zero rischi default, zero produttività uguale crisi del sistema. “I governi hanno appoggiato e salvato banche incapaci di mantenere un rapporto stretto col territorio, finanziatrici di uno Stato, non più investitore, ma creditore della sua cattiva gestione”.

Golia evidenzia anche un altro problema: l’insolvenza dei mutui a tasso variabile di alcuni lavoratori, che avendo perso il lavoro, rischiano di vedersi sottrarre anche le loro case. “Sono in netto aumento le procedure per il recupero dei crediti”, afferma il commercialista di Foglianise.

La testimonianza di due lavoratori beneventani sugli scioperi degli operai del Sannio si è dimostrata prova dell’unità della loro lotta, compatti contro la paura di essere privati dei loro diritti nonché della loro busta paga. Parlano della concorrenza della Polonia, delle richieste delle aziende per loro inaccettabili, motivate con la presenza del costo del lavoro troppo alto in Italia e della crisi economica. Sono consapevoli che il modello Marchionne può essere un paradigma di successo per tutti gli altri imprenditori. Proprio per il disagio sociale, che li trova costretti alla lotta “lavoratore contro lavoratore”, gli operai sanniti avvertono il bisogno, ora più che mai, di “solidarietà, di essere l’uno portavoce dell’altro”.

“I gruppi dirigenti non sono all’altezza del loro compito”, denuncia Andrea Amendola, portavoce di Fiom-Cgil della Campania, “perché nessuno è capace di farsi promotore di un progetto. In passato c’era almeno un’idea di sviluppo, per quanto contestabile.” Amendola tratteggia un quadro dettagliato della situazione di deindustrializzazione della Campania, partendo dal depauperamento del settore dei trasporti, motore trainante  dello sviluppo di tutti gli altri. “Dovremmo prendere coscienza di questa consapevolezza: a farne le spese è sempre il Mezzogiorno. Si esce dalla crisi solo abbandonando il Sud d’Italia”.

L’esempio lampante di disfunzionalità politica che propone è quello del progetto “Genesis”: l’aumento della produzione di lavatrici di una ditta americana, mai andata in porto per la mancata approvazione della Regione. “Sono passati dieci anni dal progetto”, dichiara Amendola, “un tempo troppo lungo che ha portato al disinteresse dell’impresa nel realizzarlo” .

L’invito declinato delle istituzioni non smentisce le sue parole.

Paola Corona

 

NB: Nei prossimi giorni saranno pubblicate altre due interviste proiettate a chiusura del documentario: al dottor Egidio Cavalluzzo sui tagli nella sanità e al segretario della Fisac Benevento Michele Vassallo sulle problematiche di accesso al credito da parte dei lavoratori.

FEBBRE DA SNAILAND

ORA ON-LINE: 96

 
pennagrafica