BADge. Un'esperienza Giffoni

Erriquez (Bandabardò): Al Giffoni non dovrebbe esserci un parco della cocacola!

Carmine che prende la macchina fotografica. Io che prendo i gadget. Anche Carmine prende i gadget, e fa il bis di salvadanai Giffoni. Complimenti per la grafica, veramente bella. Il borsello mi sta bene, abbinato al cordoncino del badge. Carmine che fotografa il badge. Con il collare di Giffoni puoi guardare i film, consumare yogurt e birre a scrocco nella zona lounge (con tutti i rischi che tale abbinamento comporta), puoi giocare a beach volley nel Parco Hollywood. Il giornalista cinico gode molto a giocare nel parchetto di Giffoni precluso ai bambini giffonesi per i dieci giorni del Festival – salvo aperture pubbliche del sabato – in cui il parco è più figo, con le giostre della cocacola. Nota bevanda che stappa la felicità. 

Carmine che fotografa i bambini senza pass scacciati dalla sicurezza. “Gli altri anni l'apertura pubblica comportava dei problemi per la sicurezza... ma anche quest'anno dobbiamo badare più ai bambini esterni che ai giurati. Molti ragazzini senza permesso, pur di entrare, fanno il giro dall'altra parte del fiume e rischiano di farsi male...” – “Siamo giurati, no?, dobbiamo avere qualche privilegio!” – “Sembra un carcere al contrario, solo noi possiamo divertirci. Gli altri ragazzi fanno tenerezza, con la testa fra le sbarre a guardare.”

Erriquez della Bandabardò ci dice così, che non dovrebbe proprio esserci un parco della cocacola al Giffoni. Nobless oblige. E, in fondo, perché il cocacola village dovrebbe essere aperto se il festival è in buona parte chiuso, per addetti ai lavori? “Un badge per domarli, un badge per entrarvi, un badge per sedersi e nel buio guardarli.” E in tutto questo io il badge l'ho pure dimenticato. Come per quel pezzo sul Premio Strega, mi si dirà: hai scoperto il segreto di Pulcinella, lo sanno tutti che il festival funziona così, e questa è la sua forza. Divertitevi.

Alessandro Paolo Lombardo

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