MAGENTA

«Magenta» il viaggio onirico e surreale di Laura Serluca

«Magenta» è un viaggio poetico nelle emozioni umane che si trasformano in visioni surreali. Visioni che ricreano la realtà mutandola in poesia. Voltare la prima pagina vi aprirà le porte di un mondo dove realtà, sogno, emozioni, sensazioni e musica si mescolano fino a dar vita a quel colore che fa da titolo a questo breve ed intenso poema surreale. Oltrepassata la soglia una bambina un po’ imbronciata vi farà da guida in quel mondo dove i contorni della realtà sbiadiscono in un vortice di immagini che atterriscono per la potenza e la bellezza che riescono a trasmettere. Immagini accompagnate in sottofondo da uno stridio malinconico. «Una burrasca d’immagini – come scrive nella prefazione Domenico Carrara – pronta ad attraversare la realtà e spostarla. È un precipitoso saccheggio di visioni».

magentaVisioni che scaraventano il lettore nell’incertezza, l’incertezza di quel groviglio di emozioni che accompagnano le nostre vite così come quella dell’artista. «In un barattolo un tronco nudo e superbo / Rassomiglia ad una fontana recintata da seni /E chiama a raccolta l’infinito / Per sfilacciare la moda del sentirsi guasti.» Con «Magenta», Laura addomestica il caos che imperversa nell’animo umano trovando nella poesia il catalizzatore delle sue emozioni. Trovando in essa pace e conforto « Con gli occhi di una falena / Che patisce il fuoco / E non ha più memoria / Trovo rifugio in una perla / Un’incisione / Sopravvissuta al vulcano / E al suo seme.»

«Magenta», pubblicata nel 2020, è la prima raccolta in versi di Laura Serluca. Si è occupata della stesura di articoli per diverse testate giornalistiche curandone la sezione arte e cultura. Prende parte al Progetto “Laboratorio di produzione e fruizione musicale” presso la Casa Circondariale di Ariano Irpino durante il quale si sono occupata dell’analisi di testi musicali e poetici e della visione di docu-interviste a diversi cantautori italiani al fine di stimolare la riflessione e il confronto tra i detenuti.

Il suo impegno per le tematiche sociali, artistico-letterarie si concilia stupendamente nelle attività del “Centro multidisciplinare D:n:a” di Ariano Irpino. Qui tiene un corso di Scrittura Creativa e Sensoriale per i ragazzi delle scuole superiori.

Laura come mai hai scelto di scrivere Poesia?

La poesia è una sorgente che si lascia rovistare con gli occhi. Non l’ho scelta. Mi ha scelta lei. E’ l’unico modo in cui riesco a velare la realtà e riportarla al sogno. Le opere di Jorge Luis Borges ha influenzato il nucleo su cui si basa la mia poetica. Scrive Borges «scrivere non è niente più di un sogno che porta consiglio» e continua «la poesia migliora se intuiamo che è espressione di un anelito, non storia di un fatto.»

Le mie sono visioni iniziatiche, segni, scarti, fioriture, preghiere, ritagli, effetti e atmosfere: la Poesia è uno strappo. Indizio e folgorazione. Cesura e riparazione. È pigmento. La percezione visiva dei miei versi sembra precedere la parola, le immagini si potrebbero anche disegnare, così materiche, istintive e luccicanti, soprattutto quando come Sylvia Plath in Lady Lazarus parlo di rinascita.

E -bambina- io ti ho perdonato/ Stemperando il pianto/ Senza nulla chiedere/ Imparando solo ad arrampicarmi/ Sulla testa ghiacciata di Dio (…) Io rinasco invulnerabile/ E avventurosa/ Nell’alfabeto svettante placo/ Gli allarmi della voce mendace/ (…)/ Io rinasco sentinella/ E cemento armato/ Una magnifica pellegrina/ Che sfrenata e festosa/ È sorgente e balsamo/ Per l’altare celeste/ Della terra. ( Magenta)

Hai definito i tuoi versi “sperimentali”. Perché?

Perché con i miei versi cerco di “spaesare” il lettore, di trascinarlo in atmosfere primitive e poi barocche, di spiazzarlo con immagini gestanti, nude, surreali. Nessun appiglio per il lettore. Solo intuizione. Calarsi per “sentire” la parte più spoglia di sé stessi. E ricoprirla di bellezza. Spesso, le mie poesie hanno un significato sotterraneo. La mia ricerca è incentrata sull’espressione prima ancora che sulla comunicazione. Credo alla poesia come luogo utopico che indica l’indicibile. Le mie poesie sono ricche di indizi a costo di sembrare criptiche e disgreganti. “Noi poeti / facciamo democrazia con l’intimità.” Questi versi di Georgina Herrera tratte da “Sensazioni piaciute” mi hanno fatto pensare agli innesti di realtà e di surrealtà con i quali ho ideato i miei versi fino ad accompagnarli nel vuoto, in frammenti.

Quali sono i tuoi riferimenti letterari?

Devo dire che ultimamente mi piace molto leggere autori contemporanei di nicchia e indipendenti ma sono cresciuta leggendo Amelia Rosselli, Antonia Pozzi, Dino Campana, Benzoni, Alfonso Guida, Nadia Campana e Claudia Ruggeri.

Com’è accolta la poesia nel territorio locale?

È una forma d’arte non molto conosciuta se non da pochi appassionati. Questo accade per ogni forma d’arte di nicchia. Vedo poca curiosità. C’è apatia, quasi rassegnazione nella ripresa economico-sociale dell’Italia. L’Arte, in periodi come questi, è considerata solo intrattenimento, non nutrimento. Si legge poco.  La Poesia, soprattutto quella sofisticata, quella poco schietta, onirica e inviolabile è ricercata da pochi lettori che hanno anche curiosità di capire l’evolversi della scena artistico-letteraria nelle mani di giovani che ad oggi vivono – come nella canzone di Battiato, che tra l’altro adoro – strani giorni. In questo periodo di grande solitudine sociale, dovrebbe essere proprio compito delle istituzioni che si occupano di politiche giovanili e cultura, accompagnarli promuovendo l’universo artistico giovanile.

Dopo l’esperienza di «Magenta» scriverai un’altra raccolta di poesie?

Si, sono a buon punto. Ho notato l’evoluzione della mia scrittura in quest’ultimo lavoro. All’inizio ne ero quasi spaventata. Sicuramente nella nuova raccolta i punti cardine sono quelli che vi ho appena raccontato. La propensione all’estetica, alla musicalità, alla surrealtà ma di nuovo c’è la ricerca di una nuova simbologia che affonda le proprie radici nella magia e nel potere che ha l’Universo sulla nostra vita.

Questi versi fanno parte di una poesia inedita con cui ringrazio tutti i miei lettori e chi leggerà i miei libri in futuro.

Incastrato nel frutto / e nel taglio nascosto / dalla roccia filante / che trabocca di glicine / il ragno giace furioso nel sole socchiuso / dal grappolo di vespe e smeraldo / che assale gli occhi / del Dio tarlato.