Il progetto

Portale web di informazione e resistenza territoriale, bMagazine racconta cronache e paesaggi, storie di autoproduzione e sostenibilità, musica e militanza, montagne e fiumi dimenticati, ambiente e neocolonialismo. Promuove forme di auto-organizzazione, educazione alternativa e informazione impegnata, sostenendo reti di socialità libera e microcomunità. Raccoglie l’esperienza e l’eredità ideale della testata mensile «bMagazine», fondata nel 2008 da Emilio Fabozzi, giornalista e ideatore di vignette satiriche per testate nazionali, allo scopo di promuovere forme di «giornalismo con una visione» contro il culto ottuso del fatto e la propaganda del potere delle testate mainstream, facendo da punto di raccordo tra associazionismo e società civile.

La lettera «b» (rigorosamente piccola, informale) e il segno orizzontale che l’accompagna nel nuovo logo rappresentano una sensibilità «borderline» (letteralmente «linea di confine»), perché il giornale camminerà sui confini del senso e della normalità, accogliendo storie di margini e fuori dai margini, chiamando a raccolta donchisciotte appenninici rurali e surreali per provare a reincantare un’esistenza disincantata e svuotata, ridotta a periferia di un cuore virtuale che non batte al ritmo della vita. Tratto distintivo delle personalità borderline è quello di compiere «sforzi disperati per evitare un reale o immaginario abbandono»: bMagazine si dimena contro l’abbandono e il nulla che incombono sulla terra saccheggiata e sulla vita dell’uomo, contro un materialismo pratico che condanna alla schiavitù biocapitalistica.

 

Il mensile

“bMagazine” nasce nel 2008 a Benevento come testata di approfondimento e punto di riferimento per la società civile e l’associazionismo, che trova sul giornale uno spazio di divulgazione privilegiato. Il giornale colpisce i lettori per l’approccio colto e popolare, la sensibilità per l’ambiente e una certa irriverente stravaganza, una briosa, quasi ostentata, libertà di critica e satira, garantita dall’assoluta mancanza di legami politici, riverenze, penitenze e da un istintivo e disinvolto disprezzo per il potere.

Sul web l’attività s’intensifica e il raggio d’interesse si amplia. Il videoreportage «Val di Susa, 2 giorni prima dell’inferno» viene rilanciato da tutti i principali siti no-tav, l’inchiesta «Manutenzione fluviale, linee guida per un disastro» finisce su «Striscia La Notizia». Nel 2017 il portale viene hackerato da ignoti estremisti islamici e il sito va giù. In home compaiono lodi ad Allah e vocalizzi di muezzin. La redazione reagisce con la solita allegria: «È la conferma che ci leggono anche all’estero, in Libia andiamo fortissimo».

Il database di quasi 10 anni di lavoro viene infine recuperato, il sito torna online, ma le glorie del passato cominciano a superare l’energia del presente. Lo spirito goliardico e volontaristico che ha animato il progetto arranca. In fondo la gran parte dei collaboratori, pur avendo maturato esperienza, considerazione e collaborazioni con testate blasonate, langue nell’endemico precariato italico e sud(d)italico. Se vuole sopravvivere il portale deve provare a concretizzare le idee maturate nel tempo di un’editoria combattiva e leale, che faccia della conoscenza e dell’informazione il legante di una rete sostenibile e solidale in grado di arginare lo strapotere neocolonialista della grande distribuzione organizzata di beni e servizi inutili, cibi senz’anima, oggetti senza senso, bisogni indotti e idee preconfenzionate.

A pochi mesi dall’operazione di rebranding (con il nuovo logo elaborato dal grafico Rolando Leone) e dal lancio del nuovo portale, bMagazine spopola proponendo per primo il video della tammurriata che inaugura il fenomeno della musica dai balconi. L’intento è ancora una volta polemico e belligerante: “Socializziamo a distanza ma non distanziamoci socialmente” è il senso, contro la compressione di diritti legata alle controverse vicende dell’emergenza sanitaria. Canali nazionali e testate di tutto il mondo rilanciano il video, dal “Guardian” alla “BBC” russa. Sull’onda sonora di questo grido di battaglia, peraltro ampiamente frainteso dalla comunicazione mainstream, bMagazine è di nuovo attivo.