VIA APPIA

La Via Appia secondo il PD

Eclatante esclusione dagli itinerari della Via Appia di uno dei più importanti e visibili monumenti: il “Ponte Rotto di Apice”. Una svista della politica regionale o locale? Le sorprese e le emozioni di fine estate elargite dalla politica regionale e locale hanno a volte bisogno – per la loro intensa portata emotiva – di essere metabolizzate ascoltando più voci e pareri possibili al fine di scacciare i fantasmi e le paure di un’ipotetica e precoce demenza senile o un improvviso black out cerebrale.

Ero convinto infatti, fino a ieri, che il Ponte Appiano, “Ponte Rotto”, che insiste interamente sul Comune di Apice (escluso un piloncino dall’altra parte del fiume Calore che riguarda Calvi) fosse il monumento più importante e visibile della Via Appia nella provincia di Benevento.

Ne ero sicuro fino alle 16.59 di ieri pomeriggio. Alle 17:00 ho letto un comunicato del consigliere regionale Mino Mortaruolo (“Appia Regina Viarum”, Mortaruolo: approvati i tracciati e l’elenco dei Comuni) e sono piombato in una serie di interrogativi storici che non mi hanno dato tregua. Per sdrammatizzare, mi sono immaginato Crozza che imitava il governatore della Campania nel possibile sketch “La Via Appia secondo De Luca”, ritrovando per un attimo il buon umore.

Nel comunicato di Mortaruolo del 28 agosto 2017, si legge: «L’Esecutivo regionale guidato dal presidente Vincenzo De Luca, nell’ambito della programmazione degli interventi del Mibact destinati alla valorizzazione degli itinerari culturali, ha approvato il tracciato e il relativo elenco dei Comuni attraversati dall’itinerario Appia regina viarum e ha individuato i Comuni ricadenti nella direttrice Latina – Prenestina – Appia Traiana della Via Francigena”. Comuni che vanno da Caserta ad Avellino, passando per Benevento; nell’elenco però, fatto eclatante, non c’è Apice con il suo Ponte Appiano.

Decido allora in serata di scrivere sulla pagina del mio amico Mino Mortaruolo, magari è dinamico come Matteo Renzi che sta lì, gli piace il web, scrive, risponde; ma nulla, con il passare del tempo la mia richiesta invecchiava come un monumento dell’Appia, conquistando giusto un “mi piace”.

Mortaruolo Via AppiaAncora convinto di essere io il problema, mosso dal “conosci te stesso” di Socrate, che pone in risalto i limiti personali di ognuno di noi, tra cui la memoria a breve e lungo termine, decido di contattare il capo dell’Ufficio tecnico di Apice, l’ingegnere Stanislao Giardiello.

Mi scusi ingegnere, ma Ponte Rotto è monumento appiano?

– Certo.

E si trova nel comune di Apice?

– Sì, in tutte quelle foto turistiche in cui si vede la struttura del Ponte lì è tutto Comune di Apice.

Bene, chiaritomi con il mio ego, è il momento di tirare in ballo qualche politico locale: Filippo Iebba, assessore con svariati plurimandati al Comune di Apice, forse l’unico politico della Provincia che ha percorso a piedi la Via Appia da Roma a Brindisi, e Antonella Pepe, consigliera d’opposizione, molto conosciuta nel Pd e da Mortaruolo, e rappresentante dell’assemblea nazionale.

Filippo, ma questa storia dell’Appia, l’hai letta? Vorrei capirci qualcosa.

– Ho già provveduto a contattare la segreteria Mortaruolo nonché a inviare un messaggio personale a lui per la inaccettabile situazione. Stamattina invierò una Pec ufficiale dall’Ente per capire le motivazioni e richiedere quanto prima l’inserimento di Apice; a maggior ragione che Apice è Comune capofila con altri sette Comuni compreso Benevento in un programma di riqualificazione e promozione del tracciato antico dove abbiamo presente il Mibact e il Dispac.

Ma secondo te è un’esclusione politica?

– Non credo ci sia una volontà del genere – risponde Iebba – forse ci si affida a consulenti poco esperti del territorio.

A me sembra troppo eclatante come fatto, siamo sicuri che non si tratti di Comuni vicini al Pd?

– Qualcuno certamente… ma voglio dare fiducia ed aspetto una risposta celere.

Durante l’iter ci sono stati contatti tra voi, ne eri a conoscenza di questa volontà della Regione?

Ponte Rotto– Non c’è stato nessun contatto di cui sia a conoscenza. Sapevo che la Regione stava lavorando su questo, essendo interessati come Comune capofila su un progetto dell’Appia tra Mirabella e Benevento, ma non avendo avuto inviti confidavo in una buona riuscita e ho dato piena fiducia; vediamo cosa succede adesso. Tra l’altro l’ho percorsa anche a piedi per cui la questione mi è molto a cuore.

Siete adempienti dal punto di vista burocratico rispetto a questo progetto della Regione?

– Se non sono stato invitato al tavolo a cosa dovevo adempiere – conclude Iebba, che ringraziamo e salutiamo. E’ il turno di Antonella Pepe: «Appresa la notizia ho chiamato Mortaruolo per capire se ci sono inadempienze da parte dell’Amministrazione comunale di Apice. Lui il motivo ancora non lo conosce, ora bisogna capire e vedere come fare. È allucinante che il Ponte Appiano di Apice non rientri, sarebbe assurda una cosa del genere, questa è la mia posizione personale».
Ma la consigliera punta il dito contro l’esecutivo Albanese: «La seconda assurdità della vicenda è che un’amministrazione apprenda tutto ciò dai giornali, vuol dire che c’è una grossa disattenzione; una vicenda del genere va seguita, non è possibile che si verifichi tutto ciò. Conclusione: la questione non è stata monitorata dai nostri amministratori. Non è un percorso della Regione nato dall’oggi a domani ma esiste da anni, motivo in più per seguire l’iter, cosa che probabilmente non è avvenuta. Del resto, in passato, l’amministrazione Albanese è stata manchevole di documenti in altre occasioni, quindi non ci stupiamo».

Come accade di frequente, insomma, lo scarica barile sembra sostituirsi all’oggettività della ricerca storico- archeologica, che perde di consistenza rispetto all’opinione politica e a fatti eclatanti se non addirittura imbarazzanti. Ne è in parte concorde l’architetto Vittorio Giangregorio, professionista di uno noto studio tecnico in Provincia ed esponente del Movimento 5 Stelle: «La politica, dal mio punto di vista, non dovrebbe entrare nel merito dei programmi storico-culturali. Ricordo che il sindaco Bocchino si penava continuamente quando dovevano essere proposti e portati avanti programmi che interessassero il territorio provinciale. Nel caso del Ponte Appiano, mi sembra strano che non sia rientrato e non penso che la Regione, dopo aver finanziato il Castello normanno di Apice, escluda un monumento del genere».

E’ pur vero che la scarsissima tutela (non osiamo nemmeno parlare di valorizzazione) dell’area archeologica del Ponte Appiano, da noi denunciata pochi giorni fa (v. “A Ponte Rotto scorrono indifferenza e liquami”), si presta egregiamente a servire miopie politiche, superficialità tecnico-scientifiche e/o guasti burocratici.
Ma è senz’altro emblematico che il desiderio del governatore De Luca di scrivere la storia (o ri-scrivere, in questo caso) penalizzi, ancora una volta, un pezzo dell’entroterra campano. Per il momento, la Via Appia secondo il PD vale sicuramente meno di un euro con la Germania sbagliata.

APPIO CLAUDIO CIECO