Le meduse accettano la mastercard? Breve viaggio nel “jellyfish ocean”, dove non serve la pipì

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Questa stagione balneare, che ormai volge al termine, è stata costellata da numerosi incontri tra l’uomo e il sempre più crescente numero di meduse che abitano i nostri mari. Negli ultimi decenni, infatti, abbiamo assistito ad una crescita esponenziale del numero di questi animali a causa degli squilibri ambientali indotti dalle attività antropiche, e ciò ha portato gli esperti a coniare l’espressione “jellyfish ocean” in contrapposizione al “fish ocean” che con la nostra attività di pesca industriale abbiamo progressivamente depauperato.

Sorvolando sulle problematiche ambientali, la presenza crescente di meduse nei mari rappresenta naturalmente una preoccupazione anche per noi umani. Questi animali marini dalla caratteristica consistenza gelatinosa presentano infatti un’insidia che li rende poco piacevoli agli ignari bagnanti: possono sferrare punture più o meno dolorose, che in alcuni casi, soprattutto quelli di specie tropicali, possono rivelarsi anche mortali. La mortalità immediata non è tuttavia una caratteristica che attiene comunemente alle specie mediterranee. Questa peculiarità delle meduse ha una conseguenza di non poca rilevanza, poiché molto spesso conduce le persone ad adottare comportamenti scorretti, perseguibili anche dalla legge. E’ importante dunque conosceere quali sono le specie che comunemente si possono incontrare nei nostri mari e quali sono gli accorgimenti da adottare e gli errori da non commettere quando si viene punti da una medusa.

La conoscenza approfondita delle specie di medusa e della loro distribuzione nei nostri mari è anche frutto di un lungo lavoro di raccolta delle segnalazioni fatte dai bagnanti nel corso degli anni, oltre che dello studio degli esperti, a cui tutti noi possiamo facilmente accedere digitando su Google la dicitura “meteo medusa” ed osservando i numerosi poster prodotti ed aggiornati da una nota rivista scientifica (Focus) in collaborazione con i ricercatori dell’università del Salento. Senza entrare nel dettaglio della classificazione, menzioniamo alcune tra le specie più segnalate: Rhizostoma pulmo, comunemente nota come “polmone di mare” è riconoscibile per il bordo blu-viola dell’ombrello e non è particolarmente urticante; Pelagia noctiluca, comunemente nota come “medusa luminosa” riconoscibile per il colore violetto-marrone e le macchioline che ne ricoprono il corpo, è urticante ma non letale; Cotylorhiza tubercolata, anche detta, in maniera imprecisa dal punto di vista tassonomico, “cassiopea mediterranea”, ricorda per il suo aspetto un uovo fritto in virtù dell’ombrello tondeggiante di colore bianco-giallo con una gobba gialla-arancione al centro, non è particolarmente urticante; Aurelia aurita o “medusa quadrifoglio” chiamata così in virtù della morfologia delle gonadi che formano appunto un quadrifoglio in posizione centrale e che si possono osservare grazie alla trasparenza dell’ombrello, è urticante; Carybdea marsupialis, facilmente riconoscibile per la forma cubica del suo corpo e completamente trasparente, è molto urticante ma non mortale a differenza delle cubomeduse tropicali; Velella velella, nota anche come “barchetta di San Pietro”, non è una vera e propria medusa, ma come queste è dotata di tentacoli non particolarmente urticanti, ha la forma di un dischetto ovale di colore blu sormontato da una piccola cresta che ricorda una vela; Porpita porpita o “bottone blu” così denominata in virtù della sua forma tonda e schiacciata, circondata da tentacoli non particolarmente urticanti, ed il suo colore azzurro intenso. Altri nomi che si potebbero menzionare sono: Olindias phosphorica, Chrysaora hysoscella e Physalia physalis. Quest’ultima non è una vera e propria medusa, ma è estremamente urticante ed è per giunta una specie aliena.

Indipendentemente dal grado di pericolosità della specie è sempre consigliabile prestare attenzione quando si è in acqua, specialmente in caso di precedenti segnalazioni. Alcune meduse del resto sono dotate di tentacoli estremamente lunghi, per cui, anche se lontane, non è escluso che possano costituire ugualmente un pericolo. E’ importante sottolineare come questi animali non scelgano volontariamente di attaccare un altro organismo: la puntura di medusa è infatti una delle reazioni più rapide esistenti in natura, in quanto non mediata dal sistema nervoso di questi animali. Le cellule che ne sono responsabili sono dotate di un recettore sensoriale autonomo che percepisce uno stimolo, costituito appunto dal contatto con un altro organismo, e determina immediatamente una risposta. Questo implica dunque che una medusa morta non smetta di costituire un rischio, perché la puntura potrebbe avvenire ugualmente.

A questo punto passiamo ad analizzare brevemente quali sono i comportamenti da adottare e non in caso di puntura di medusa. Partendo dal presupposto che è ovviamente necessario mantenere la calma, nonostante il dolore possa risultare anche particolarmente intenso, la prima cosa da fare è uscire dall’acqua: il veleno di alcune meduse può anche provocare reazioni gravi in alcuni casi. Una persona sarebbe istintivamente portata a sciacquare la parte colpita con acqua corrente, ma non c’è nulla di più sbagliato: l’acqua dolce favorisce infatti il rilascio del veleno. Per tale motivo è invece importante sciacquare la parte colpita con acqua di mare, in modo tale da rimuovere le parti di medusa ancora attaccate alla pelle. Ed allo stesso scopo possono essere utili anche tessere plastificate come la tessera sanitaria, la carta di credito o le carte fedeltà del supermercato: queste possono essere utilizzate infatti per raschiare via residui di tentacoli. Naturalmente tutte queste operazioni devono essere compiute prestando attenzione ad evitare il contatto con altre parti del corpo, specialmente quelle più sensibili come ad esempio gli occhi. Ed infine sottolineiamo che no, l’urina non ha alcun effetto sulle punture di medusa come comunemente invece si pensa.

Per concludere è importante ribadire che le meduse non si trovano in mare allo scopo di arrecarci un danno, ma perché quello è il loro habitat di cui noi siamo semplici ospiti. Questo significa che nulla ci conferisce il diritto di torturare ed uccidere questi animali, concetto che sembra non essere ancora abbastanza chiaro a molti bagnanti che preferiscono spiaggiarle e lasciarle cuocere al sole. In una società ancora fortemente insensibile alla tematica ambientale e non adeguatamente educata al rispetto di tutta la biodiversità, è importante far passare il messaggio che l’uomo non ha più diritto degli altri animali di occupare un determinato ambiente.

Ilaria Stefanile
foto di Pexels da Pixabay