A tre anni dall’apertura del borgo di Apice Vecchia, in questa seconda vita che lentamente avanza nei vicoli, dopo immobilismo e trascuratezza non del tutto debellati, bMagazine è andato a chiedere a chi ha investito e creduto nella rinascita del paese storico un bilancio delle attività

Il giudizio è positivo ma manca ancora tanto da fare: pesa la chiusura di buona parte del borgo, non esiste una programmazione delle attività culturali e degli eventi, mancano un coordinatore generale e delle linee guida per i restauri valide per tutti (definite magari da un gruppo di studio multidisciplinare con professionisti aggiornati e lungimiranti).

Gli imprenditori sono piuttosto concordi: non vorrebbero che l’intero borgo sia rimesso a nuovo (tradendo l’estetica dell’abbandono che ha fatto la fortuna di Apice Vecchia nell’immaginario collettivo) ma solo che i vicoli siano messi in sicurezza e resi al più presto fruibili per come appaiono adesso; chiedono maggiori servizi e una figura di riferimento che possa dare “una nuova immagine” all’antico centro di Apice Vecchia, una sorta di direttore artistico del borgo fantasma.

Michele Intorcia

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