La pandemia è la corona sul virus del capitalismo

Il 25 Aprile dell’anno scorso, in pieno lockdown, abbiamo proposto questo videomessaggio, oggi ancora più attuale. «Siamo chiusi in casa per una pandemia che ha il retrogusto del capitalismo, della globalizzazione, di un sistema economico fondato sulla produzione di vite fatte di stenti e burocrazia, vite senza libertà già prima della quarantena. Importiamo merci inutili, virus e adesso anche pratiche di controllo e dittatura. Ma chi dovrebbe monitorarci? I politici che da anni distruggono la sanità pubblica e svendono l’Italia, comprese le nostre vite? Altro che mercato di Wuhan,i pipistrelli siamo noi, appesi per le palle nel mercato dei capitali.

Il 25 aprile è la festa dei partigiani, della liberazione da oppressione e repressione. Ma i nazisti sono di nuovo alle porte. Sono nella finanza, nei trattati internazionali, nella parodia dell’Europa unita e nella logica del capitalismo, secondo cui più vite falliscono più il capitale si concentra. Ricominciamo dal dissenso, dalla disobbedienza civile. Parliamoci, guardiamoci, diffondiamo socialità. Perché la pandemia è la corona sul virus del capitalismo».

A un anno da allora le cose sono peggiorate e il quadro è tristemente più chiaro. Su globalproject.info, Sergio Sinigaglia nota che «il comitato tecnico scientifico ha affermato chiaramente che «la scelta del “coprifuoco” attuata in questi mesi (e confermata), è stata strettamente politica, senza nessun criterio medico- scientifico. La consapevolezza che la crisi pandemica fosse utilizzata per avviare cambiamenti non episodici, ma atti a creare un impianto non solo securitario, ma antisociale e antidemocratico, era ampiamente diffusa. Ma non può sfuggire come un riconoscimento così autorevole su una questione così rilevante che chiama in causa i più basilari diritti della persona, sia una conferma clamorosa di come la gestione del dramma che stiamo vivendo da più di un anno risponda a logiche che spesso non hanno nulla a che fare con una sacrosanta politica sanitaria di tutela della salute pubblica».

«In questione non è tanto la salute – spiega il filosofo Giorgio Agamben su QuodLibet – quanto piuttosto una vita né sana né malata, che, come tale, in quanto potenzialmente patogena, può essere privata delle sue libertà e assoggettata a divieti e controlli di ogni specie. Tutti gli uomini sono, in questo senso, virtualmente dei malati asintomatici. La sola identità di questa vita fluttuante fra la malattia e la salute è di essere il destinatario del tampone e del vaccino, che, come il battesimo di una nuova religione, definiscono la figura rovesciata di quella che un tempo si chiamava cittadinanza. Battesimo non più indelebile, ma necessariamente provvisorio e rinnovabile, perché il neo-cittadino, che dovrà sempre esibirne il certificato, non ha più diritti inalienabili e indecidibili, ma solo obblighi che devono esser incessantemente decisi e aggiornati».

«La dittatura – ha scritto Denis De Paoli – è quando il governo si attribuisce poteri speciali a tempo indeterminato, quando non c’è opposizione, quando c’è il coprifuoco per strada, quando puoi uscire di casa solo per approvigionarti di cibo e medicine e comunque con un’ autorizzazione, quando la polizia ti insegue per multarti, quando le strade sono presidiate dai blindati e i droni controllano i cieli. La dittatura è quando é vietato assembrarsi al chiuso e anche all’aperto, quando c’è il divieto di uscire dopo una certa ora, quando cinema, teatri, stadi e locali vengono chiusi. La dittatura è quando la gente è spaventata ed esegue ordini e procedure assurde senza più pensare a quello che sta facendo, quando inizia a pensare che la sicurezza venga prima della libertà. La dittatura è quando gli stolti non si accorgono di essere in dittatura».
Immagini del video da “Le 4 giornate di Napoli” di Nanni Loy