In onda un approfondimento di Striscia la Notizia sui controversi interventi di manutenzione fluviale della Provincia. Denunciati da noi

Dieci giorni fa bMagazine è stato contattato da “Striscia La Notizia” per la realizzazione di un servizio sull’alluvione (guarda il video). Sotto l’attenzione del tg satirico un nostro articolo di qualche anno fa, “Linee guida per un disastro”, incentrato sugli interventi di manutenzione fluviale effettuati dalla Provincia nell’autunno del 2011, durante i quali gli alberi venivano abbattuti in malo modo e seppelliti sotto qualche centimetro di terra nel letto del fiume, esposti al rischio di essere trascinati alla prima piena. Una questione tornata in mente nei giorni dell’alluvione, e rilanciata dalla giornalista Serena Romano.

A fine ottobre del 2011, con il geologo Roberto Pellino e il delegato Lipu Marcello Stefanucci, denunciammo la mano pesante della Provincia sull’ecosistema fluviale. Senza alcuna considerazione delle “Linee guida per la manutenzione dei corsi d’acqua” stilate dalla stessa Provincia e che propugnavano il “taglio selettivo”, si operò un indiscriminato sterminio della vegetazione (cui sarebbero imputabili, secondo il geologo Pellino, scalzamenti al piede in grado di provocare crolli delle sponde cittadine). Gli interventi furono tanto drastici da spingerci a chiedere se vi fossero interessi economici legati allo smaltimento del legname.

Una domanda ingenua. Scoprimmo infatti, grazie a immagini riprese da Antonio Medici nei pressi del Ponte Vanvitelli, che gli alberi non venivano proprio smaltiti ma nascosti sotto il “letto” (del fiume in questo caso), metafora della pericolosa immaturità di una classe politica. Ovviamente, un tale smaltimento del ricavato delle operazioni di taglio era tassativamente proibito dalle “Linee guida” della Provincia, in ossequio alle leggi vigenti. Una Provincia colpevolmente distratta che non aveva provveduto ad affiancare all’impresa, come previsto dalla normativa, un esperto (agronomo, forestale, botanico, faunista…) che avrebbe dovuto «essere presente in cantiere durante tutte le fasi dei lavori e far eseguire correttamente i lavori all’impresa».

Il ricavato delle operazioni di taglio avrebbe dovuto «essere portato fuori dell’area di cantiere e dalle pertinenze idrauliche, in quanto è vietata la formazione di depositi e cumuli in alveo e sulle sponde». Fu, invece, seppellito nel fiume e risulta chiaro, dal video che pubblicammo insieme all’articolo già citato, che l’alveo subì in quell’occasione indebite modifiche, con un lieve innalzamento del letto e una conseguente alterazione del corso dell’acqua. «Gli alberi che si temeva non potessero resistere alla corrente con le proprie radici si opporranno più valorosamente sradicati e coperti da un po’ di terra? – ci chiedemmo – Cosa accadrà alla prossima piena?»

Domande dedicate alle decine di persone che, all’indomani dell’alluvione, hanno scatenato sui social network un processo sommario di bassissimo profilo (e corredato di qualche minaccia) contro i “verdi”, rei a loro dire di “non far tagliare gli alberi” e quindi colpevoli dell’alluvione! A parte notare di sfuggita che gli alberi svolgono anche la nobile funzione di mantenere le sponde e rallentare il deflusso dell’acqua e che i “verdi” propendono per il taglio selettivo degli esemplari deboli o mal radicati, rileviamo che se gli alberi fossero stati tutti tagliati (e quindi sottoposti all’operazione che abbiamo documentato) probabilmente l’esondazione sarebbe stata anche peggiore.

Valgono per noi le parole di Luca Abete nel servizio: «Non vogliamo associare quanto detto finora con l’evento catastrofico che ha toccato il Sannio e la città di Benevento ma una cosa lasciatecela dire, se le operazioni di manutenzione vengono fatte in maniera a dir poco discutibile diventa davvero difficile salvaguardare le cose, l’ambiente e soprattutto le persone». L’impatto degli interventi della Provincia di 4 anni fa va assolutamente approfondito ma non siamo alla ricerca di colpevoli. La ricerca di un colpevole, come direbbe un altro ambientalista sannita (Alessio Masone), non è che una ricerca di assoluzioni per se stessi. La verità è che, di fronte a un fenomeno per niente inedito nella storia di Benevento, siamo colpevoli in tantissimi: siamo colpevoli perché abbiamo costruito in aree di esondazione che sono pressoché le stesse da millenni, siamo colpevoli perché abbiamo impiantato vitigni sulle sponde del fiume e perché incentiviamo il dissesto idrogeologico con un certo tipo di sfruttamento del suolo, siamo colpevoli perché abbiamo votato un’amministrazione che, nonostante i moniti degli ambientalisti, intende realizzare un grande depuratore in una zona che si è allagata, che ha costruito opere pubbliche che si sono allagate a pochi mesi dall’inaugurazione (v. Parco del Cellarulo) o addirittura prima dell’apertura al pubblico, come nel caso della passerella fluviale dell’ex Colonia Elioterapica. A meno che il Comune non abbia realizzato appositamente la prima passerella civica per trote e alborelle.

In questo quadro, come già abbiamo rilevato nel nostro pezzo sull’alluvione, gli ormai famosi interventi di manutenzione fluviale della Provincia sono solo l’emblema di un approccio completamente opposto alla realtà del fiume e alle sue necessità, attraverso il quale «l’invidiabile ricchezza idrica della provincia si manifesta solo come problema» (Luca Zolli, agronomo), e di una mentalità che, qui come altrove, produce disastri prevedibili: basta leggere le dichiarazioni del geologo Pellino a bMagazine di quattro anni fa, che elencava con estrema precisione le aree a rischio da Benevento ai vitigni di Solopaca, o ripercorrere le battaglie e i comunicati della Lipu e di Altrabenevento. A proposito, è di pochi giorni fa la denuncia della Lipu “L’alluvione non è servita e costruiamo altri ponti” in cui si rileva che «il PUC prevede di realizzare altri tre ponti sul fiume Calore, che porterebbero a 6 gli attraversamenti fluviali in soli 1.800 metri. Attraversamenti inutili (a cosa servono altre due strade che arrivano al Cimitero??) e che potrebbero significativamente condizionare il deflusso delle acque del Calore in caso di piena, determinando allagamenti anche in zone della città, come la parte nord-occidentale del rione Ferrovia, che non sono state toccate dall’alluvione del 15 ottobre scorso».

Ci auguriamo che, anche grazie a Striscia, l’attenzione rimanga desta e spinga a ridiscutere trovate poco lungimiranti della città (tra cui anche il piano di housing sociale in zona alluvionata già approvato dal consiglio comunale) nonché a interrogarsi sulle modalità attraverso cui effettuare e gestire un’improrogabile e rispettosa manutenzione fluviale (ci auguriamo che il pressapochismo mostrato della Provincia possa questa volta rimanere lontano dai fiumi).

Rialziamoci a Benevento, ma con il piede giusto. ps: Tra pochi mesi ci sono le elezioni, una buona occasione per costruire “argini” più solidi per la città.

Alessandro Paolo Lombardo

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