Proponiamo uno straordinario documento inedito realizzato nel 2007 da due giovani videomaker sanniti oggi impegnati come tecnici digitali in produzioni cinematografiche di respiro mondiale: Alfonso Pontillo e Francesco Luigi Giardiello. «Doveva essere un documentario su Apice Vecchia, ma è diventato di fatto l’ultima intervista a Luigi Bocchino». Un racconto prezioso che registra nostalgie e desideri di cambiamento della società civile del secondo ‘900



Fino a qualche anno fa si poteva incrociare Luigi Bocchino, cappello Homburg e soprabito lungo, mentre usciva dal portone di un antico palazzone su corso Garibaldi, abitato solo da lui e il nipote, nel centro storico di Apice Vecchia. Da quella latitudine estrema del borgo normanno il vecchio sindaco (per un periodo il più anziano d’Italia) ha curato gli affari della comunità apicese, promuovendo lo spostamento di un’intera cittadinanza da Apice Vecchia ad Apice Nuova in risposta al terribile terremoto del 1980 e alla febbre edilizia del tempo.

Uomo di cultura ed ex ispettore scolastico con una laurea in Lettere e Filosofia, Bocchino aveva scelto di restare nei vicoli del vecchio paese nonostante fosse stato l’artefice di un esperimento urbanistico che di fatto ha assicurato nuove abitazioni lasciando in piedi le vecchie, creando due centri paralleli di un unico Comune, due paesi dalle diverse vite e forme. Ma con un’unica anima, rimasta forse sepolta laggiù, nel luogo più prossimo al fiume Calore.

Se non ci fosse stata la legge dei due mandati, avrebbe governato in prima persona fino alla sua morte: non c’era storia per i suoi avversari, veri o finti che fossero. Era rimasto saldo allo scranno per ben quarantotto anni con un unico intento: la ricostruzione post-terremoto. L’inedita e ultima video-intervista girata da Francesco Luigi Giardiello e Alfonso Pontillo, all’epoca due giovanissimi videomaker, ora due tecnici digitali del cinema mondiale impegnati in realtà e produzioni di respiro internazionale (da “Game of Thrones” a “Pirati dei Caraibi”, ecc…) riporta, in sei minuti, un importante frammento di storia dell’entroterra meridionale italiano – sempre più desertico ma dalle enormi potenzialità – il cui racconto, dagli anni successivi alla nascita della Repubblica italiana al terremoto dell’Irpinia, respira le volontà e i desideri di cambiamento della società civile del secondo ‘900.

Abbiamo chiesto loro di ricordare quell’incontro, dall’idea di girare il breve documentario alle sensazioni suscitate dalla figura di Bocchino. Le risposte sono arrivate attraverso il web, considerati gli impegni e le attuali dislocazioni: chi vive a Londra, chi a Montréal. Alfonso, che lavora nel mondo dell’animazione e degli effetti visivi, descrive il vecchio primo cittadino come «un personaggio molto elegante ed affascinante», dal quale «si percepiva l’impegno e la visione che aveva avuto». Giardiello, apicese (oggi approdato a “Netflix” dopo un Emmy Awards a Los Angeles conquistato con la società “Codex”) racconta più dettagliatamente: «Le riprese erano iniziate con l’idea di un documentario su Apice Vecchia. Nel reperimento delle informazioni ci rivolgemmo ovviamente all’ex sindaco e, per il fiume di informazioni e parole, il progetto cambiò, fino a diventare di fatto l’ultima intervista di Luigi Bocchino, che morì a settembre 2007, praticamente un mese dopo l’intervista.  Il vecchio amministratore ci raccontò i dettagli del trasferimento, le difficoltà, lo stato d’animo dei cittadini e suo, come ultimo abitante di un paese fantasma, in quanto lui ha continuato a viverci… Questo potrebbe essere uno degli aspetti “ambigui” del suo operato, al quale gli apicesi devono tantissimo sia in senso positivo che negativo (personalmente non sono molto vicino ai “valori” della Democrazia Cristiana). Ma sicuramente Bocchino rimane una figura di grande rilievo della storia locale, con cui tutti hanno dovuto confrontarsi e con cui dobbiamo in qualche modo confrontarci ancora adesso».

Michele Intorcia

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