Elenco non esaustivo dei vaffanculo del 2021

vaffanculo

Arrivati al 31 dicembre è sicuramente il momento, ma lo era già prima, di mettere nero su bianco qualche vaffanculo. Lo facciamo con questo contributo di Gianpaolo Pepe, che parte con la cavalcata di Omicron, con cui volge al termine questo durissimo 2021, che è sembrato «un 2020 durato due anni».

Un unico, opprimente Giorno della Marmotta, dove ti alzi la mattina e fino a notte fonda vieni bombardato all’infinito da numeri su contagi-terapie intensive-decessi, da indegne gazzarre televisive tra “esperti”, dallo sciacallaggio dei media, da televendite e sermoni su vaccini che ormai ha fatto il 90% degli italiani (quindi, se solo con la copertura vaccinale non se ne esce, forse voi gestori della baracca dovreste cominciare a prendere in considerazione l’ipotesi di stravolgere il nostro modo di produrre, consumare, organizzare la sanità, stare al mondo, non vi pare?), e tutto questo senza che venga mai meno il caro vecchio orrore quotidiano dei morti sul lavoro (pochi giorni fa altri tre operai schiacciati da una gru a Torino: una guerra aperta del capitale contro i lavoratori sempre spacciata per imprevedibile fatalità), dei bimbi che bruciano nei roghi delle tendopoli, dei femminicidi, delle catastrofi climatiche, dell’avvilente e inscalfibile apparato di ingiustizie e miserie tardocapitaliste.

In un mondo che, dietro alla ridicola maschera di sicumera dei potenti, sta oggettivamente navigando a vista, non so se qualcuno senta davvero il bisogno di festeggiamenti iper-consumistici e propositi per l’anno nuovo, che almeno nei suoi primi mesi rischia di essere una stanca prosecuzione di quello agli sgoccioli. Io, più, che altro, avverto assai l’esigenza di una serie di sentiti vaffanculo.

Vaffanculo, ad esempio, al governo dei migliori, che a parte lo spericolato all-in sui vaccini, non ha migliorato un cazzo se non le già invidiabili condizioni dell’élite del paese (non che da quella gente ci si aspettasse qualcosa di diverso).

Vaffanculo ai Burioni e ai Cacciari, benzina sul fuoco di una guerra civile idiota che da un anno logora il fragile ma indispensabile cammino della scienza e della ricerca.

Vaffanculo alle case farmaceutiche, che ancora non liberano il vaccino dalla vergogna dei brevetti (nella Repubblica Democratica del Congo è coperto lo 0,21% della popolazione, mentre noi qui parliamo di quarta dose).

Vaffanculo a tutti gli speculatori, sul crac di uno Stato o sul costo di un tampone.

Vaffanculo ai governatori sceriffi, e a tutti quelli che usano “profugo” come un insulto mentre i neonati siriani muoiono nel gelo bielorusso.

Vaffanculo agli spettri della sinistra e dei sindacati, che se non fossero arrivati liquefatti a questa crisi epocale, avrebbero avuto la forza di tutelare i più fragili e di dire la loro nella costruzione del mondo post-pandemico.

Vaffanculo ai dittatori e ai sovranisti, insieme ai padroni e alla loro ingordigia di profitto i migliori amici del virus.

Vaffanculo all’alienazione digitale. Alla solitudine delle nostre stanze e delle nostre vite.

Vaffanculo alla resilienza, formidabile dispositivo ideologico del potere. Ché nove su dieci non sei resiliente per te stesso, sei resiliente (e poi alla fine ti spezzi) per conto di chi ti comanda e se ne sta col culo al coperto.

Vaffanculo alla normalizzazione della sofferenza psichica, all’accettazione di questa quotidianità materialmente e spiritualmente misera, priva di luce, di festa, di gioia, un tunnel grigio in cui produciamo perlopiù continui sforzi senza senso, senza fine e senza meta, simili a tanti Sisifo postmoderni.

Vaffanculo a questa insostenibile e folle alternanza tra aperture e chiusure, tra presunte ripartenze e concretissime ondate, tra fanfare del consumo e del lavoro coatti e trombe del giudizio pandemico, tra vecchia “normalità” capitalistica e nuova “normalità” virale: ormai non si sopporta più la seconda, ma chi può ancora realmente pensare di tornare come se nulla fosse all’orrore della prima, che già costringeva il 99% di noi a vivere una vita di merda, e che del Covid e di mille altri disastri attuali o potenziali costituisce l’imprescindibile condizione?

No, davvero: per me sarà un anno nuovo, sarà tempo di festa, quando supereremo – o almeno proveremo a superare – questi irrazionali aut-aut, queste asfissianti tenaglie tra economia e salute psicofisica, tra lavoro e sussistenza, tra proliferazione della specie umana ed equilibri violati della natura, garantendo finalmente al 99%, oggi schiacciato da un sistema progettato per perpetuare il privilegio del restante 1%, una vita libera, degna, desiderante, in armonia con il pianeta e con la propria psiche.

Gianpaolo Pepe

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