alma d'Arte
foto di Vittorio Palmieri

Alma D’Arte ha bisogno di una sede non “immaginaria”

Grande assente l’Amministrazione comunale all’assemblea convocata per parlare di spazi comuni e del caso “Alma D’Arte”

Gli scacchi ci insegnano che è utile arroccarsi solo quando si è davanti ad un nemico, mentre invece le aperture sono sempre fondamentali per vincere ogni partita.

È il 29 giugno e l’attesa degli amministratori locali all’assemblea convocata da un gruppo di cittadini attivi di Sant’Angelo a Cupolo resta vana. Il raduno è avvenuto presso la Frazione Motta nel parcheggio di fronte alla sede di Alma d’Arte, Scuola civica aperta 6 anni fa, che oggi si presenta chiusa con catena di ferro e un lucchetto e presenta sulla ringhiera al suo esterno appeso un cartellone, su cui sono riportati i nomi del committente e dell’impresa esecutrice dei lavori, rispettivamente il Comune di Sant’Angelo a Cupolo e Boiler center, il responsabile dei lavori, responsabile unico del procedimento Maioli Nicola, e le finalità del cantiere (ancora, pare, non esecutivo) in oggetto: “efficientamento energetico”.

Vuoti tutti gli altri campi, come l’importo complessivo dei lavori e il giorno di inizio e fine degli stessi.

Ed è da qui che parte la complessa vicenda che coinvolge gli operatori di Alma D’Arte, a cui è stato chiesto di sgombrare la suddetta sede dal mese di febbraio, a causa di “lavori imminenti”, e di liberarla anche da tutto il materiale presente nelle sale dell’ex complesso scolastico.

«Abbiamo riempito un garage, ma tutta l’altra roba che abbiamo dove la mettiamo?» I responsabili della cooperativa lamentano mancanza di spazi anche per trasferire quelli che non sono semplici elementi di arredo, ma mobili, oggetti, strumentazioni che raccontano la storia di questi anni, il frutto delle attività da loro svolte, patrimonio di tutti coloro che ne hanno usufruito e, si spera, presto potranno tornare a farlo. «Dicono di riconoscere il valore di Alma D’Arte, poi da febbraio ci hanno tolto una sede, anche alternativa. Non c’è un dialogo, l’unica loro risposta è ” non potete”. È una condizione che non riusciamo a capire e, soprattutto, sostenere. C’è il rischio ormai concreto per le nostre attività». Queste le parole di Ilaria Masiello, che, insieme a Giampaolo Viceré ed al regista Enzo Mirone, ha provato a ricostruire la vicenda.

Al confronto hanno preso parte cittadini, mamme, ex amministratori, un veterano delle vicende del posto, che si dimostrava comprensivo riguardo all’atteggiamento dell’esecutivo attuale.

Tra i presenti, anche alcuni bambini, venuti al seguito delle mamme. Uno di loro, tra un gioco e l’altro, ha detto una frase che ho ascoltato per caso, mentre mi spostavo verso la macchina per prendere una maglietta: «dovevano parlare con il sindaco, invece anche stavolta non risolvono niente perché parlano tra di loro». Effettivamente si è trattato di un dialogo solitario, di cittadini alla ricerca di spazi, per bambini, per anziani, per praticare attività sportive, per fare teatro sociale, per accogliere e prendersi cura delle categorie più sensibili.

Enzo Mirone ha parlato di un atteggiamento dell’Amministrazione che a suo giudizio sembra aver tradito le aspettative: «in sede di campagna elettorale le questue di voti si sono spinte fino alle nostre case, con complimenti e riconoscimenti per le attività poste in essere e l’impegno di prendere a cuore l’operato futuro della scuola civica».

D’altronde, non sembravano promesse assurde: gli obiettivi ottenuti dal gruppo di lavoro in questi anni sono un fiore all’occhiello di cui qualunque amministrazione politica avrebbe ambito a condividere il vanto, una progettazione valida non solo all’immagine pubblica, ma anche sul piano economico, grazie ai finanziamenti assegnati alle proposte della Cooperativa Immaginaria. Giampaolo Viceré si mostra incredulo: «Per esempio, 90000 euro per attività sociali e interventi di miglioria del bene, inizialmente sono stati condivisi con un partenariato dall’Amministrazione, che, in seguito, inspiegabilmente, si è sottratta all’accordo. Vengono, inoltre, stanziati ogni anno, per le attività dedicate ai bambini, fondi a pioggia concessi dal Ministero al Comune (sono circa 3000 euro), che sono stati mandati indietro lo scorso anno e dei quali quest’anno non si conosce ancora l’impiego o un inconcepibile nuovo rifiuto, pur avendo la possibilità di investirli nelle proposte di Alma per i più piccoli. In passato è stato organizzato da noi un campo solare, oggi Motta ne è sprovvista e i bambini non sanno dove stare: una mamma ha richiesto e ottenuto un gazebo movibile, ma è ancora troppo poco per i giovanissimi abitanti del posto».

La stanchezza dei responsabili è evidente, da mesi non hanno un luogo di cui disporre. Intanto i lavori non vengono avviati e Mirone torna a sottolineare: «facciamo nostra l’istanza di attivare fin da subito il processo di gestione condivisa del bene comune, per arrivare alla stipula del patto di collaborazione senza dover aspettare la fine dei lavori in corso».

Nel frattempo, Motta ha potuto vantare la sua presenza al Campania Teatro Festival, grazie alla disponibilità e collaborazione della Compagnia Stabile di Benevento, la Solot, che ha riconosciuto in Immaginaria non un competitor, bensì una possibilità preziosa, e le ha concesso la sede in cui provare. Lo spettacolo messo in scena, con la regia di Enzo Mirone e Roman Wegmann, nasce nell’ambito di “Quartieri di Vita. Life infected with social theatre!“, organizzato dalla fondazione Campania dei Festival, con il sostegno del Forum austriaco di Cultura Roma e di Eunic Global.

Questi scenari che assumono una rilevanza non solo regionale, ma anche internazionale, non meritano, secondo la Giunta Cataffo, una cura politica maggiore? Il lavoro con le disabilità, la crescita addirittura demografica per il trasferimento di operatori culturali e di portatori di competenze specifiche a Motta, non viene ritenuta una conquista, in questo clima inverso di emorragie dagli entroterra del Sud, destinati allo spopolamento e alla morte? È certo che, effettuando un’analisi dei dati socio-economici, la comunità di Sant’Angelo a Cupolo, Motta nello specifico, verrebbe valutata come un territorio in inaspettata controtendenza di crescita reale e potenziale. Si spera che siano davvero “inutili incomprensioni” le frizioni tra Alma e gli amministratori locali, come loro stessi le hanno definite.

In una delle e-mail a firma del sindaco scambiate con i responsabili di Alma D’arte, viene scritto: «…l’Amministrazione comunale in carica, riconoscendo pienamente i valori e le capacità culturali e sociali offerti dalla Scuola Civica Alma D’Arte, non solo per la comunità di Sant’Angelo a Cupolo ma per tutto il Sannio, intende porre fine ad una gestione di irrisolutezza dell’ex edificio scolastico sito alla Frazione Motta.[…] I lavori che si intendono realizzare, che denotano una netta miglioria dell’utilizzo del fabbricato, per qualcuno è stato travisato come motivo per liberare definitivamente la Scuola Civica Alma D’Arte dalla sede preposta. Quanto innanzi non risulta a verità e non corrisponde alla volontà politica di questa Amministrazione».

L’antropologa Margaret Mead scrisse: «Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo. In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta».

La sensibilità politica è certamente alla base per produrre processi virtuosi che riescano ad alimentarsi a vicenda. Come suggeriva Giampaolo Viceré: «questa è una storia win – win, se collaboriamo non c’è un perdente, vinciamo tutti».

Quindi, tornando alle strategie, se non c’è alcun nemico è importante che, da entrambe le parti, ci siano aperture.

L’attesa di un riscontro propositivo da parte dei gestori della cosa pubblica resta una speranza a cui i cittadini non vogliono rinunciare, per non dover trasferire le loro attività altrove, amando quella terra, sentendo cara la gente di quel posto.

Emi Martignetti

Alma D’Arte ha bisogno di una sede non “immaginaria”

di Emi Martignetti Tempo di Lettura: 5 min
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