«Studia la natura, ama la natura, stai vicino alla natura. Non ti tradirà mai» (F. L. Wright)

Raffaele Biscardi è un italo-americano che attualmente vive a Sant’Agata dei Goti, in provincia Benevento; una figura nota negli ambienti vivaistici: artista, ortista, giardiniere e “artigiano del paesaggio”. Dalla sua un’esperienza e una manualità di lungo corso: da bambino segue il padre maestro giardiniere, si perfeziona nella creazione di spazi verdi sottratti alle cementificazione, affina l’arte dei muri a secco. Attraverso l’utilizzo di materiali naturali, spesso reperiti sul posto, dà vita alle sue creazioni ispirandosi a luoghi, case, persone e storie degli spazi che va di volta in volta sistemando, recuperando. Natura e architettura diventano una cosa sola.

Niente di industriale o prefabbricato, alla sua portata ogni cosa deve essere la più semplice possibile, e il tutto concorre a far germogliare le sue idee, le sue visioni, opere d’arte naturali. Si siede in un posto, vi trascorre del tempo ispirandosi e parte all’opera. Inizia a raccogliere pietre, legni, ferri arrugginiti, per creare gli elementi focali che danno carattere alle sue realizzazioni. E insieme recupera piante autoctone, graminacee selvatiche, erbacce robuste e resistenti che utilizza per i suoi prati rasati o stabili. In alcuni punti realizza aiuole morbide che assecondando le linee degli spazi, in altri parterre di muri a secco o in legno colmi di aromatiche o piante grasse meno esposte, in altri ancora piccoli stagni che accolgono anemoni d’acqua e pesciolini.

Appassionato di muretti a secco, ne ha realizzati a centinaia con pazienza e sapienza, scegliendo le pietre giuste, magari togliendole dal terreno recuperato alla coltivazione, e incastonandole con perizia e cura, senza usare altri materiali se non, in alcuni casi, la terra asciutta. Una conoscenza pratica ereditata da più generazioni e tramandata ai nostri giorni a persone che, come lui, si appassionano a questa forma d’arte iscritta, tra l’altro, nel patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO. Metodi usati, dalla preistoria ai nostri giorni, per organizzare la vita e gli spazi lavorativi ottimizzando le risorse locali.

Costruzioni che dimostrano l’armoniosa relazione tra gli uomini e l’ambiente, un dialogo fra gli elementi, e allo stesso tempo rivestono un ruolo vitale contro le calamità, spesso dovute all’incuria dell’uomo, e una specifica funzione nel paesaggio e nell’ecosistema, costituendo un’importante “nicchia ecologica”. I suoi numerosi giardini hanno una narrativa, raccontano la loro storia e quella di chi li vive; sono accessibili e fruibili, sensoriali, e non hanno barriere architettoniche. Un curriculum di tutto rispetto, il suo, che annovera, tra l’altro, collaborazioni con Mario Florena, architetto paesaggista (ideatore e promotore di Boscarello, Giardini al Volturno, raffinata mostra mercato sull’arte di far giardini) e Riccardo Motti, Direttore dell’Orto botanico del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli e docente di Botanica sistematica e forestale.

Tantissime le opere, tra progettazioni e realizzazione di numerosi giardini, privati e pubblici, riqualificazioni di aree verdi, zone dismesse o aree degradate da rigenerare; installazioni, esposizioni presso mostre di floricoltura internazionali, progetti europei di sistemazioni di terreni a rischio destinati a orti sociali, terrazzamenti in pietra che hanno consentito di conquistare aree coltivabili anche nelle zone più impervie e che meritano sicuramente di essere studiati, difesi e valorizzati. Con la fatica, la creatività e la passione che da sempre lo contraddistinguono.

Nina Iadanza
foto B&W Errico Baldini

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