Erano in Nepal quando il Coronavirus è diventata un’emergenza globale. «Ma non volevamo tornare in città o paesi pieni di stress e paura, dove si parla solo di questo cazzo di Coronavirus», racconta senza mezzi termini il parapendista itinerante Fabio Anzovino, animatore (con il pilota Leone Antonio Pascale) del progetto “Nomad Wings“.

Ed è così che la pandemia diventa un’occasione per ripensare gli stili di vita nevrotici e contronatura della società contemporanea. «Ha inizio – scriveva a marzo Anzovino – una nuova emozionante esperienza: quarantena volontaria post rientro in Italia in una malga a 2000 metri. In Val Pusteria, sulle Alpi orientali. Una quarantena in autosussistenza. Senza acqua corrente. Senza energia elettrica. Una fontana che si sghiaccia nelle ore centrali. Due pannelli solari portatili. 30kg di zaino ciascuno con scorte alimentari. Cinque amici. Ha inizio l’isolamento».

«Ci siamo divisi i ruoli – spiega Anzovino – tra chi cucina (fortunatamente tra noi c’èlo chef Alex Sallustio), chi pulisce la malga (ovvero un’abitazione con stalla tra i pascoli alpini, ndr), chi fa da sherpa, ovvero io e un altro ragazzo che scendiamo a valle per le scorte alimentari, chi prepara il fuoco e chi va a riempire l’acqua alla fontana più vicina. La nostra vita è basata sulla condivisione e su una certa crescita introspettiva, ma non intendiamo dare lezioni alla società: siamo cinque persone con caratteri diversi e a tratti contrapposte, dal cuoco stellato con tendenza artistiche all’hippie spiritualista che pratica meditazione, per cui stiamo vivendo questa esperienza in chiave personale e individuale. Di certo, per alcuni di noi la conquista di uno stile di vita sobrio, semplice, introspettivo ma anche duro e impegnativo, frugale e al tempo stesso adrenalinico, rappresenta una sfida e una propensione spontanea».

Pilota biposto di parapendio e responsabile dei tour internazionali di “Nomad Wings”, Anzovino ha fatto della passione per il volo e la cultura itinerante la sua filosofia di vita. Ma, questa volta, la sfida del parapendio e le difficoltà logistiche himalayane si sono rivelate l’ostacolo minore dell’avventura iniziata in Nepal. Ora la sfida è estesa a tutti: creare un’alternativa per rompere l’isolamento, fondare nuove relazioni su un’economia circolare più libera, autonoma e capace di felicità diffusa. Le comodità a cui siamo abituati, insegna forse questa esperienza, non sono poi così irrinunciabili, soprattutto se il costo occulto che richiedono alimenta la stessa economia che ha vampirizzato lo Stato, la sanità e tutti gli spazi pubblici, in favore di una globalizzazione turbocapitalistica che smercia prodotti, ingiustizie e talvolta virus sulla stessa tratta.

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