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Crisi del grano, l’UE allenta la protezione ambientale

La strategia “Farm to Fork” dell’European Green Deal, proposta di legge a cui la Commissione Europea stava lavorando, è anche essa “vittima” della recente crisi geopolitica che sta scuotendo l’Europa. La recente crisi delle esportazioni del grano ucraino e le pressioni delle lobby agroalimentari hanno convinto la commissione a ritardare i lavori e allentare le misure sulla protezione ambientale. Un via libera per il mantenimento e l’aumento dei sistemi intensivi, dannosi e più inquinanti, per far fronte alla crisi del grano. L’intenzione è di stimolare l’aumento della produzione per fronteggiare la mancanza di grano al livello europeo, a discapito dell’ambiente e della salute pubblica. Un passo indietro che porterà più problemi di quanti ne potrà risolvere nel breve periodo. 

La “Farm to Fork” è il piano decennale messo a punto dalla commissione europea per affrontare la transizione ecologica dell’Europa. Un processo di transizione che mira a generare un cambiamento profondo lungo tutta la filiera agro-alimentare, dalla produzione al consumo. Un processo che avrebbe dovuto portare ad un graduale riduzione dell’uso dei pesticidi e dei concimi chimici (ben oltre il 50% entro il 2030). Un primo passo per un cambio di rotta verso un miglioramento della filiera agro-alimentare.

In questi giorni la Commissione Europea si è riunita per discutere la recente crisi delle importazioni di grano. La produzione di grano in Ucraina è di 26 milioni di tonnellate l’anno. Di queste una buona parte viene esportata. La guerra attualmente in corso si stima ridurrà del 20/30% la produzione di grano, nel peggiore dei casi la produzione calerà oltre il 50%. Se le stime sono veritiere si prefigura una crisi alimentare, non solo europea, ma globale.

“Il prezzo del grano è aumentato in modo incomprensibile rispetto a un tema di mercato quindi c’è sicuramente un tema speculativo”. Per rispondere a questa situazione “dobbiamo avere la capacità, a livello europeo, di aumentare la produzione di certi prodotti come grano e soia, che sono fondamentali”, sottolinea il ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli. Le dichiarazione del ministro fanno da eco all’intenzione annunciata dalla Commissione Europea. Sono in arrivo 500 milioni di euro di aiuti agli agricoltori per far fronte alla crisi. Ma allo stesso tempo dichiara di voler allentare le misure di protezione ambientale prevista dalla Politica Agricola comune dell’UE (PAC).

Non un rallentamento bensì una vera e propria inversione di rotta rispetto agli obiettivi dell’European Green Deal. Per far fronte ad una crisi momentanea non è neppure ipotizzabile dare campo libero all’agricoltura intensiva. Rischiamo di non riprendere più il controllo con conseguenze ben più gravi sul lungo periodo di quelle che potrebbe portare una momentanea riduzione del grano. Secondo i calcoli di Green Peace una soluzione potrebbe essere una riduzione immediata dell’8% dei consumi di grano destinati agli allevamenti intensivi. La riduzione garantirebbe 13 milioni di tonnellate di frumento per arginare la riduzione delle importazioni, destinandolo al consumo umano.

Il direttore della politica agricola dell’UE di Greenpeace, Marco Contiero , ha dichiarato: La lobby dell’agricoltura industriale che chiede ai contribuenti di pagare il conto per più mangimi e fertilizzanti e una protezione ambientale più ampia è come qualcuno che si scava in una buca e chiede che compriamo loro una pala più grande. La fame di mangime per animali da parte dell’allevamento intensivo e i fertilizzanti sintetici utilizzati per coltivarlo lo rendono molto vulnerabile alle interruzioni. La soluzione è aiutare gli agricoltori a ridurre il numero di animali invece di finanziare questa produzione insostenibile. Meno carne e latticini. Una produzione più ecologica renderebbero l’agricoltura europea più resistente agli shock, sia imprevisti come questo conflitto, sia prevedibili come la crisi climatica e naturale. Invece l’Ue rischia di raddoppiare su un modello rotto”.

Non possiamo sapere cosa ci riserverà il futuro. Non possiamo sapere l’esito di questa crisi e se finirà in tempi brevi. Possiamo immaginare però che le prossime guerre saranno alimentari sotto sistemi economici già ingiusti. Il sistema economico europeo è fragile pur essendo “obeso”, improntato sul consumo, sui consumi. Consumiamo più di quanto in realtà avremmo bisogno: dall’energia (il cui consumo aumenta di anno in anno) ai prodotti alimentari, i cui sprechi nel 2021 sono saliti a 595 grammi pro capite rispetto ai 528 del 2020. In pratica 2 miliardi di tonnellate di cui 900 tonnellate solo nel nostro paese.

Dobbiamo acquisire la consapevolezza che questa economia non è più sostenibile e comprendere quanto abbiamo bisogno di trovare soluzioni valide per garantire la nostra sopravvivenza su questo pianeta. Dobbiamo comprendere che la prima necessità è quella di ridurre i consumi e gli sprechi. La seconda è la necessità di ritornare ad una produzione interna, per un autoconsumo interno, abbandonando questo sistema malato di economia.