Così Umanesimo e borghesia “inventarono” l’uomo moderno

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Ecco come l’uomo ritorna “al centro”: il passaggio da cultura teocentrica ad approccio antropocentrico in un approfondimento per le scuole. Non più semplice creatura ma soggetto economico capace di costruire e accumulare la “propria fortuna”, l’uomo moderno cambia “prospettiva” e apre la strada che conduce fino al transumanesimo

Nel Medioevo ogni cosa aveva un senso in relazione a qualcosa di superiore: l’uomo rispetto a Dio, la materia rispetto allo spirito, il tempo rispetto all’eternità. Conoscere significava “riconoscere”, cioè leggere i segni del Creatore nella creazione. Il mondo era sacralizzato e la natura era il “libro di Dio”. Ma già nel Basso Medioevo la crisi della Chiesa e dell’Impero inizia a indebolire l’idea di un ordine universale.

Nei Comuni in autogestione, veri laboratori di modernità, i commerci diventano un laboratorio di responsabilità individuale e di protagonismo (è qui che nascono gli strumenti culturali, economici e politici che, in mano alle più organizzate monarchie nazionali europee, permetteranno alle monarchie europee di imporsi violentemente sul resto del mondo). Proprio dall’esperienza concreta del mercato e della libertà cittadina riparte una vecchia idea, quella dell’homo faber fortunae suae: l’uomo come soggetto che dà forma al proprio destino, non più solo parte di un ordine divino prestabilito. Diversamente dal nobile o dal contadino, destinato a ereditare e trasmettere la propria condizione sociale, il “borghese” può nascere commerciante e diventare “signore”, come accade con i Medici a Firenze, gli Sforza a Milano o gli Este a Ferrara. Così l’uomo riscopre se stesso come soggetto capace di costruire, di modificare, di contrattare.

Umanesimo e Rinascimento partono da questa nuova soggettività, da questo terreno umano e sociale. L’uno elabora una nuova idea di uomo, l’altro la rende visibile nelle arti e nella cultura materiale. Gli umanisti riscoprono i testi classici greci e latini non per semplice erudizione, ma perché vi trovano un’immagine dell’uomo come essere razionale, libero e responsabile. L’approfondimento autonomo dei testi antichi e originali — compresi quelli biblici — mette progressivamente in discussione il principio di autorità assoluta delle istituzioni consolidate, mentre lo studio delle humanitates, cioè delle discipline umanistiche (grammatica, retorica, storia, poesia, filosofia morale) mira a formare l’uomo come protagonista della vita civile, politica e culturale. 

Nel Medioevo il “conoscente” e il “conosciuto” (ovvero l’uomo e la natura) erano uniti, perché partecipi allo stesso modo del divino. E’ questo che permette a San Francesco di definire letteralmente come nostri fratelli e sorelle il Sole, la Luna, le stelle e persino “sora morte corporale”, in quanto tutti figli dello stesso padre, benché di diversa stazza e sorte. Tutte creature di uno stesso creatore. Adesso l’uomo, da semplice oggetto della creazione, si scopre soggetto, quantomeno sul piano della conoscenza: è colui che guarda, interpreta, misura e rappresenta a modo suo. Come mostra Da Vinci con l’Uomo Vitruviano, l’uomo torna ad essere «la misura di tutte le cose» (secondo la massima del filosofo greco Protagora, risalente al V secolo a. C.). Nasce così la separazione tra soggetto e oggetto: l’uomo rinascimentale non è più “fratello” delle altre creature del mondo e dell’universo, che diventano oggetti della sua conoscenza (una concezione che arriva, in modo sempre più radicale, fino al titanismo hi-tech e al transumanesimo odierno, e che non risparmia nemmeno la scienza ecologica).

Tutto questo è visibile nell’arte, dove gli artisti del Rinascimento riscoprono a modo loro la “prospettiva” del mondo greco-romano e la applicano a uno spazio nuovo, non più strutturato secondo una sorta di gerarchia celeste. E’ in questo spazio che gli artisti rappresentano ciò che è concretamente visto e vissuto. Le figure hanno peso, volume, emozione. Con la prospettiva, lo sguardo umano diventa il centro geometrico dello spazio visivo. Conviene ricordare che, ovviamente, l’umanesimo non è per questo ateo né anticristiano. Non si nega Dio, ma cambiamo i rapporti. E’ questo il fatidico passaggio – graduale – da un punto di vista “teocentrico” a un punto di vista “antropocentrico”.

Sarà questo nuovo uomo, “moderno”, più libero e curioso, “soggetto” e protagonista della realtà, che si spingerà oltre l’oceano per conoscere e conquistare il mondo (con tutte le conseguenze anche negative del caso). Sarà proprio l’intraprendenza italica (nel caso specifico, quella di Cristoforo Colombo), arruolata dalla potenza organizzativa di una monarchia nazionale europea (la Spagna), a segnare l’inizio dell’Età Moderna. Com’ebbe a dire Rudolf Steiner, «l’Italia traccia le strade…».

a cura di a. p. l.