Cosa vede Dante dentro Dio?

dante benigni

«C’è una luce talmente forte che non si può guardare da un’altra parte. Quando si guarda Dio non si può più guardare da un’altra parte (chissà cosa sarebbe successo, se Dante avesse guardato in un’altra direzione, forse sarebbe morto). Ma cosa vede Dante dentro Dio? Cosa abbiamo visto noi, visto che l’abbiamo visto anche noi?»

Di seguito il bellissimo commento di Roberto Benigni, su Rai 1, del XXXIII canto del Paradiso. Correva il 23 dicembre 2002 (qui la trascrizione completa).

«Nel suo profondo vidi che s’interna,
legato con amore in un volume,
ciò che per l’universo si squaderna»

Lì dentro, in quel punto, c’era tutto ciò che esiste nell’universo (non solo la “materia”, sostanza, ma anche il tempo, ciò che accade – gli accidenti, ndr).

«sustanze e accidenti e lor costume
quasi conflati insieme, per tal modo
che ciò ch’i’ dico è un semplice lume.»

Queste due terzine sembra passino così. Cosa vede Dante, legato con amore in un volume, in quel punto, dove sta Dio? C’è un altro grande scrittore, l’argentino Borges, che ne ha parlato. C’è un punto, che è quello di Dio, da dove si vede tutto sempre. Lì dentro, in quel momento eterno in cui Dante ha guardato dentro la luce di Dio, ha visto l’eternità da sempre in tutto: sustanze e accidenti.

Ha visto l’infanzia di tutti noi, i cieli di tutti i mondi, gli amori che non sono andati a termine, quelli appena sbocciati, ha visto ognuna delle nostre vite, ci ha visto qui stasera che parlavamo di lui, ha visto Giulio Cesare a cavallo. Era il cavallo di Cesare, ha visto lo zoccolo del cavallo di Cesare, la terra dove lo zoccolo del cavallo di Cesare batteva, l’erba calpestata… era l’erba! Lui era l’erba sotto lo zoccolo del cavallo di Cesare, ha sentito il tonfo di una castagna che cade in ottobre, ha visto tutto il coraggio non giunto a compimento, ha visto fiori che sono cresciuti in luoghi dove nessuno ha mai posto gli occhi o le mani. Ha visto dei meli che sono cresciuti in silenzio per anni, in silenzio, senza dire niente a nessuno per l’eternità, per tutti gli anni che dovevano crescere. Ha visto gli occhi di una tigre, ha visto ogni foglia di ogni albero, è stato la foglia di ogni albero. Ha visto una volpe che azzanna un coniglio, era i denti della volpe, era il sangue del coniglio, era i globuli del sangue di quel coniglio. Era dentro a ogni insetto del mondo, ha visto la vita di ogni insetto del mondo e ha visto anche perché sono nati e perché dovevano esserci tutti gli insetti del mondo e tutti i tipi di vita del mondo.

Ha sentito tutti i profumi dell’esistenza e dell’universo, ha visto qualsiasi luce, è stato quella luce, è stato quel profumo, è stato tutte quelle cose insieme: in quel momento, e per sempre.»