La vita segue una logica più profonda di quella umana, ma spesso cerchiamo di imporle una volontà rigida, condizionata da insicurezze e modelli calati dall’alto. L’approccio zen a scuola diventa così un esercizio di sguardo: aiuta i ragazzi a non scoraggiarsi, ad aprirsi all’intelligenza della vita e a scoprire che ciò che sembra negativo può nascondere un bene inatteso
Una storia zen famosa racconta di un contadino a cui accadono molte disgrazie, che poi si trasformano in fortune, e fortune che si trasformano in disgrazie. Il contadino saggio non si perde d’animo e non si lascia condizionare: perde il suo cavallo ma poi se ne ritrova quattro, perché il suo animale torna in compagnia di tre cavalli selvatici. Per addestrarli, però, il figlio del contadino si rompe una gamba: che sfortuna. Tuttavia, grazie alla gamba rotta, evita di andare in guerra. Questa storia insegna che non si devono mai giudicare frettolosamente gli eventi della nostra vita perché non si sa mai come va davvero a finire: la vita è fatta di alti e bassi e da una sfortuna può nascere una fortuna più grande o viceversa. Per imparare questa lezione (spiegata in modo molto bello qui), abbiamo provato a scrivere anche noi delle storie zen, in coppia, nel cortile della scuola media “Sant’Angelo a Sasso” di Benevento, confrontandoci sui tanti modi in cui le cose negative possono diventare positive. (Sara e Ilenia)
Una nonna zen
Per sbaglio un giorno ruppi un vaso costoso. Mia madre si arrabbiò tantissimo, ma mia nonna disse:
«Non tutto ciò che sembra disgrazia è negativo».
Raccogliendo i resti del vaso trovammo un bracciale d’oro di grande valore. Nonna disse:
«Visto?».
Inoltre il giorno dopo il postino sbagliò una consegna e ci portò proprio un vaso di ceramica, che non avevamo mai ordinato. Mia nonna disse:
«Non tutti i doni vengono per beneficio».
La mattina successiva, i proprietari del vaso ci fecero causa pensando che l’avessimo rubato. Dovemmo stare settimane a discutere. Poi finalmente ritrovammo il postino sbadato, che spiegò la situazione. Così ci lasciarono in pace. Addirittura nacque una bella amicizia tra la nostra famiglia e i proprietari del vaso.
Nonna disse:
«Occhio, non tutte le amicizie vengono per beneficio».
Scoprimmo che quella famiglia era un clan di ladri e truffatori, e nonna disse:
«Nun me stati mai a ssent’a mme!».
Luna
La vera storia di Sinner
Un giorno un giovanissimo imbianchino stava verniciando la villa di un grande ex tennista. L’imbianchino non era molto competente nel suo mestiere, lo faceva solo per sfamarsi. Mentre stava verniciando il pilastro del porticato, prese troppa vernice e creò senza volerlo un effetto strano.
«Che sfortuna», pensò l’imbianchino.
L’ex tennista, guardando il pilastro, rimase sorprendentemente colpito. Si complimentò con l’imbianchino e postò la foto del suo lavoro sui social. Il post diventò virale, una famosa ditta esperta in ristrutturazioni lo vide e offrì un buon posto lavoro all’imbianchino, con una paga elevata.
«Che fortuna», pensò l’im
bianchino, ma questa fortuna non durò, perché non gli riuscì mai di commettere lo stesso errore fatto sul pilastro diventato famoso e fu licenziato perché aveva deluso le aspettative della ditta. La sua vita declinò velocemente e l’imbianchino cadde in povertà, perse addirittura la sua casa e si mise a lavare i vetri delle macchine per strada.
«Che sfortuna», pensò.
Un giorno, passò l’auto dell’ex tennista, che gli chiese perché fosse lì. L’imbianchino gli raccontò la vicenda e lo sportivo lo accolse nella sua villa, invitandolo anche ad allenarsi con lui. L’imbianchino pensò «Che fortuna!», e questa volta fu davvero così.
Allenandosi con l’ex campione, il ragazzo divenne un fenomeno. Iniziò a partecipare a campionati regionali, nazionali e alla fine vinse Wimbledon a 24 anni. Ora la sua faccia è su tutti gli schermi del mondo. Il suo nome è Jannik Sinner.
Elio, Gabriele
Un bell‘incidente
Hai presente quando ti senti al centro del mondo o dell’attenzione e nessuno ti può toccare? Questa è la mia storia. Un tempo ero amato da tutti per la mia bellezza, dici tu, che fortuna! Forse sì forse no. Non avrei mai pensato che il mio più grande pregio avrebbe potuto rovinarmi la vita, ripenso sempre al giorno in cui quella magnifica donna mi investì, distratta dalla mia bellezza. Quando mi risvegliai all’ospedale non sapevo che giorno era e dov’ero, mi alzai, mi guardai allo specchio e dissi tra me e me: «Cosa sono diventato?».
Prima ero felice di guardarmi allo specchio, ora ogni volta che mi guardavo sentivo un vuoto nello stomaco. Occhi lucenti, naso all’insù, labbra sottili e sopracciglia folte: non c’era niente di tutto ciò. Mi dissero che dovevo sottopormi a delle operazioni che avrebbero potuto farmi tornare come prima, tuttavia non andarono come previsto. Ma guarda il lato positivo, almeno con i soldi dell’assicurazione e e quelli della causa all’ospedale non ho dovuto lavorare più. Dici tu, che fortuna! Forse sì forse no.
Purtoppo questa felicità è durata ben poco. Dopo due anni di ozio, questa apparente bella vita mi ha fatto finire in una profonda depressione. Tutto ciò ha causato in me un cambiamento radicale e ora, dopo tanto tempo, riesco finalmente ad accettarmi per quello che sono.
Simona, Florindo, Francesco, Davide
a cura di A. P. Lombardo


