Tre storie zen di Natale, per cambiare le carte in tavola

storie zen di natale

Tra panettoni, guasti e miracoli quotidiani, l’insegnamento zen prende forma nei racconti natalizi di un gruppo di adolescenti e insegna che ogni imprevisto può diventare dono. Così i ragazzi scoprono che la vita, come il Natale, ama cambiare le carte in tavola… 

Come spiegato qui, l’approccio zen a scuola è un esercizio di sguardo: insegna agli alunni ad aprirsi all’intelligenza della vita e a scoprire che ciò che sembra negativo può nascondere un bene inatteso. Ecco allora tre storie zen di Natale scritte da ragazze e ragazzi di seconda media per interiorizzare “l’arte natalizia” del non giudicare frettolosamente gli eventi.

Cenone sulla A1

E’ la mattina del Cenone di Natale e la famiglia Traiano sta preparando gli ultimi bagagli per andare a casa dei nonni. Dopo aver caricato la macchina il papà chiede:
«Vi siete mantenuti leggeri per la grande abbuffata di stasera?».
«Tranquillo, papà, sono giorni che alleniamo il nostro stomaco a digerire anche le pietre.»
Il papà accende la il motore, ma
– dopo pochi metri – la macchina si arresta bruscamente…
Niente, una vera sfortuna: l’auto non si accende più. All’improvviso la famiglia Traiano sente dalla radio di un enorme ingorgo sull’autostrada. Il padre esclama:
«Che fortuna, ci siamo risparmiati il Cenone in macchina!»
Ma il Cenone nel traffico diventa un evento memorabile, finisce su tutti i giornali del mondo, con gente che caccia calici di vino, salsicce di Castelpoto e condivide torroni e panettoni svuotando i bagagliai.
Questa volta il padre esclama:
«Che sfortuna, ci siamo persi il più grande evento del secolo».
Scatta la mezzanotte e, sulla A1, i padri di famiglia ubriachi accendono fuochi d’artificio non troppo nella norma. Partono le esplosioni di auto. Pochi feriti ma il cenone nel traffico si rivela comunque una “sfortuna”.
Martina, Stefano, Elisa e Antonio

Un Natale da nobili

E’ il 20 dicembre, a casa di nonna Maria Augusta stanno finendo di mettere gli ultimi addobbi.
Ad un certo punto il nipotino fa cadere una bellissima palla di Natale di vetro dell ’800, ereditata da una vecchia trisavola.
Nonna Maria esclama:
«Che sfortuna! Propr’ chell ra’ bisnonn’ er’ fa care’!».
Mentre pulisce, la nonna nota un gioiello d’oro in mezzo ai vetri rotti.
«Nonna è uscito dalla palla!», notano i nipoti.
«Che fortuna!»
Dopo qualche giorno c’è la cena più elegante del paese. Nonna Maria non perde l’occasione e indossa il gioiello al collo.
Ma alla cena c’è il soprintendente, che riconosce l’oggetto, si avvicina alla nonna e dice:
«Ma lei lo sa di chi è questo magnifico gioiello?».
Nonna Maria risponde:
«Chist’ è u giuiell’ d’a bisnonna mia».
Ma l’uomo dice:
«Questo è della sorella di Napoleone Bonaparte!».
La Soprintendenza si attiva subito e requisisce il gioiello a nonna Maria, che pensa:
«Che sfortuna!».
Ma, le dicono, la nonna otterrà una ricompensa in denaro.
«Che fortuna!»
E’ una normale mattina del 2030, nonna Maria come sempre va ad aprire la cassetta della posta ma non trova le solite bollette, trova una piccola targhetta di ringraziamento, 20 euro e un biglietto per uno spettacolo teatrale su Napoleone. All’ inizio non capisce, poi ricorda il famoso gioiello trovato anni prima. E pensa:
«Che sfortuna! Questo doveva essere il grande premio di rinvenimento, vabbè, almeno vado a teatro dopo tanto tempo».
Il giorno dello spettacolo nonna Maria, ormai novantenne, decide di portare con sé la targhetta. Appena entra a teatro viene notata da una donna. E l’ultimo erede della sorella di Napoleone, che vede la targhetta e inizia a farle domande. Le due donne iniziano a parlare di nonni, bisnonni, trisavoli.
La ricompensa in denaro è stata scarsa ma il premio per nonna Maria Augusta è una soddisfazione: scopre di essere lontana parente di Napoleone. «Che fortuna!»

Armando, Francesco, Antonio, Pietro

Un natale in centrifuga

Era il 23 dicembre e, come tutti gli anni, nonna Pina si alzò alle 5:30 del mattino per cucinare i suoi tipici dolcetti  natalizi. Aprì il cassetto per recuperare il suo ricettario, ma il libretto non era li. Quindi con aria pacata chiese a suo marito dove fosse il libro delle ricette:
«Marcè, addo sta o libr mij!?».
Lui rispose amorevolmente:
«Pinù e che ne sacc’ io? Aspè… Vir ‘nu poc dentro al camino.»
Nonna Pina controllò e trovò le pagine delle ricette a fare la brace.
«Stu cecato! Come hai fatto a non vedere che non era un quotidiano?»
Per la nonna era stata una sfortuna perdere la ricetta, ma per noi nipoti una consolazione. La nonna infatti metteva tanta cannella da intossicarsi. In più la nonna improvvisò una nuova ricetta e i nuovi dolcetti erano molto buoni, che fortuna! Così tanto che decidemmo di andarli a vendere in paese. Fecero subito successo e in una sola giornata guadagnammo molti soldi. La nonna pensò però che a noi i soldi guadagnati non servissero, perché avevamo già la paghetta…
«Nuj ‘e  tenimm’ ‘e cos’, ringraziamm’ a Dij. ‘Ngopp’ ‘a television’ ce stev’ ‘nu numero pe’ da’ i soldi ai bambini sfortunati, ‘o vulimm’ chiama’?»
Cosi chiamammo e facemmo il bonifico, ma arrivò una notifica strana sul cellulare della nonna:
«La ringraziamo per aver sostenuto il progetto “Natale in lavatrice”».
«’A lavatric’? O’ Natal’? C’hann’ truffat’!», disse la nonna.
Che sfortuna. Abbiamo scoperto che i soldi dati in beneficenza erano andati a un’azienda che progettava lavatrici natalizie, che durante la centrifuga riproduceva una playlist di canzoni natalizie famose in tutto il mondo. Nonna fece una denunzia e l’azienda, per rimediare, le regalò una lavatrice con playlist premium e altre funzioni innovative. Nonna però aveva ancora il desiderio di dare quei soldi in beneficenza e decise di utilizzare i soldi che aveva messo da parte proprio per comprare una lavatrice nuova. Così i soldi arrivarono ad una bambina in Congo e, questa volta, fu davvero una fortuna.

Elena, Greta, Helen, Alessandro

a cura di A. P. Lombardo